Il Progetto del Sole

ottobre 19, 2007 on 2:36 pm | In Amici
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Il progetto del sole
di Lidia Fassio

Il tema natale è uno degli strumenti più affascinanti che io abbia conosciuto; per me è sempre sbalorditivo guardare un grafico astrologico e pensare che dietro a quelle righe blu e rosse che uniscono o scindono i simboli che vi sono all’interno, vi sia spiegata la psicologia di una persona, le sue particolarità, le sue dinamiche, le sue paure e le sue speranze, in poche parole “ciò che potenzialmente è e di cui dovrà divenire cosciente”.
Fin dall’infanzia sono stata incuriosita dall’idea del significato della vita, e dall’adolescenza ho cominciato a chiedermi perché mai l’essere umano debba combattere per comprendere il suo reale mondo interiore e la sua essenza più profonda, il suo “daimon”, quel prezioso elemento interiore che affascina perché contiene tutte le potenzialità, anche se queste potranno dispiegarsi come la tastiera di un pianoforte, dall’ottava più bassa, con note ridondanti e cupe, fino all’ottava più alta, dove il suono si fa acuto, squillante, quasi celestiale, come se un filo sottile potesse condurci dalle profondità della terra con i suoi meandri oscuri fino alle vette più elevate, dove l’aria rarefatta e pura permette di contemplare le sfere celesti in un’armonia estremamente sottile che sa di “completezza e di partecipazione”.


La mia domanda è stata per lungo tempo rivolta a comprendere perché mai un tema natale sembra manifestare tutto il suo potenziale di elevazione fino a diventare il rappresentante di una individualità che riesce ad esprimersi, come se avesse spremuto a fondo ogni simbolo estraendone la linfa più preziosa, e perché, invece, un altro si esprime a livelli minimi come se non fosse riuscito a cogliere altre possibilità se non quella di vibrare su canali in cui sembra non essere ancora filtrata la luce della coscienza?
Perché due temi simili possono rappresentare vite fondamentalmente diverse per scopi, valori, intenti e consapevolezza, come se uno fosse stato capace di scandagliare le pieghe del SÉ individuandone obiettivi e mete, carpendone i desideri, i segreti, le aspettative e le intime ricerche di realizzazione, come se fosse riuscito a leggere senza alcun velo quello che, all’epoca della scelta dell’incarnazione, aveva inciso in modo decisivo nel miscelare quel particolare tipo di combinazione tra i vari ingredienti che formano il corpo, la psiche e l’anima, rappresentati poi nel tema della nascita, e l’altro, invece, sembra essere sordo alle esigenze del SÉ, orientato esclusivamente a soddisfare i più superficiali bisogni dell’IO e, come tale, incapace di dirigersi verso obiettivi evolutivi, impossibilitato a cogliere gli intenti reali e infine costretto a negare realizzazioni e gratificazioni interiori?
Perché a volte si riesce a centrare questo bersaglio e la vita sembra scorrere agilmente poiché se ne percepiscono le impalpabili vibrazioni interiori che motivano le necessità del SÉ, ed altre volte si è lontani anni luce da questa comprensione e non si colgono significati che vadano al di là del semplice dibattersi nella mediocrità o perfino nello squallore di una vita che sembra essere per la persona stessa qualcosa di insignificante ed inutile se non addirittura di doloroso?
Perché qualcuno ritiene la vita meravigliosa e qualcun altro un sacrificio, un calvario o un qualcosa da cui prendere le distanze?
E ancora, perché qualcuno riesce ad intravedere piani di evoluzione tali da farlo sentire partecipe di un tutto armonico che rende la realtà e la quotidianità così affascinante da essere affrontata con curiosità, entusiasmo ed energia, come se dietro a questo sipario ci fosse una sorta di ispirazione divina che anima e muove le scelte, mentre per altri non esiste nulla di tutto ciò e la realtà è solo un piano di immanenza imprigionante, vista come limitata e limitante?
A queste domande ho cercato per anni di rispondere, e in queste poche righe tenterò di esprimere i miei tentativi più o meno efficaci di comprensione che non vogliono essere una verità e che non hanno la presunzione di dare spiegazioni esaurienti, tali da colmare il “vuoto” che io sento nascondersi dietro ad ogni tema natale.

Con la parola “vuoto” intendo qualcosa di impercettibile che è però incombente al punto da poter fare la differenza tra due temi con potenzialità iniziali simili che invece percorrono strade diverse, con risultati che sembrano addirittura opposti. Questo “vuoto” è qualcosa con cui ogni astrologo è costretto a confrontarsi ogni giorno chiedendosi dove sia quell’ingrediente celato in grado di fare la differenza, dove lo si possa individuare nel tema, e se esiste…
Infatti, mentre non è difficile per un astrologo preparato riuscire a comprendere con una certa precisione quali sono le potenzialità di una persona, risulta invece estremamente arduo stabilire a priori se questa persona svilupperà le sue potenzialità e in che modo lo farà. Questo discorso iniziale ci riporta appieno al presupposto che l’Astrologia si fonda sul libero arbitrio personale; sono infatti proprio queste differenze che ci fanno pensare che esista la piena possibilità di dirigere la propria vita, usando e sfruttando il bagaglio in dotazione in maniera squisitamente individuale.
Devo dire altresì che ritengo che questa possibilità non fosse così a portata di mano nell’antichità ma sia una conquista recente dell’uomo, acquisita nel momento in cui ha cominciato a vivere interiormente i simboli di Urano, Nettuno e Plutone che rappresentano sia gli scenari della psiche collettiva sia la possibilità individuale di andare oltre il limite posta dalla “parte cosciente” rappresentata dal simbolismo di Saturno, ultimo baluardo fino al 1717.
Oggi, alcuni riescono a prendere in mano il loro potenziale, a sviscerarlo fino a risolvere e superare le tematiche e gli automatismi che sono inizialmente di blocco o di ostacolo; altri, invece, non riescono in quest’intento e la loro vita sembra essere in balia di un destino che tesse le trame in maniera occulta da cui si sentono determinati, anche se – da un punto di vista psicologico – sappiamo che la sensazione di essere determinati nasce esclusivamente dall’inconsapevolezza e dalla difficoltà di conoscere e di integrare tutte le parti di SÉ.
È quindi vero che l’inconsapevolezza forgia il destino di una persona, così come è vero che ognuno può fare il proprio destino diventando consapevole. A parità di strumenti e di bagaglio iniziale, la consapevolezza e le modalità di elaborazione ed interpretazione del proprio vissuto faranno la differenza.
Possiamo ancora aggiungere che se è vero che nella prima parte della vita noi siamo determinati per il fatto che nasciamo in una famiglia e da questa assorbiamo per osmosi il bagaglio genetico, psicologico e karmico su cui non abbiamo – per un lungo periodo – possibilità né di memoria né di intervento, è però altrettanto vero che da quella situazione iniziale – che possiamo definire di “passività esperienziale” – possiamo re-agire cercando di venire a conoscenza dei nostri mezzi, limiti e potenziali e da lì in poi usarli per interpretare in maniera propositiva la nostra vita.

Esiste quindi un momento nella storia personale di ognuno in cui ci si può mettere al comando della barca e questo momento è sempre un vero e proprio punto di svolta in cui si sceglie se continuare a percorrere la vecchia strada oppure imboccare quella nuova. Questa è l’occasione che io definisco “la chiamata”, in cui il passato, la storia personale può smettere di contaminare il futuro ma servire invece da serbatoio di esperienze da cui attingere risorse e forze per il viaggio verso l’individualità.
È importante a mio avviso sapere che in ogni vita si presenta la “chiamata” e capita in un preciso momento della storia tesa a spingerci verso il conoscere “chi siamo”. Miticamente è il momento in cui l’eroe scopre di avere un destino unico e speciale, e parte per conquistarlo. Ma, mentre è facile vedere il momento in cui avviene la chiamata, è invece difficile stabilire se la persona risponderà.
Questo è il punto “vuoto” di cui parlavo all’inizio, quel qualcosa che non può essere letto a priori nel tema natale: si tratta della pura e semplice risposta personale.
Quello che invece è assolutamente leggibile è il “Progetto” che la persona ha al momento della nascita, che comprende cosa dovrà realizzare: quali strumenti ha in dotazione, quali invece dovrà sviluppare e quali trasformare affinché possano essere utilizzabili nel suo viaggio.
Il tema natale si presenta così sia come una mappa che ci permette di orientarci bene nella vita, sia come uno strumento che ci dà la possibilità di scoprire via via la strada da seguire. Il SOLE, invece, rappresenta il Progetto di quella vita e come tale è sia il punto di partenza sia il punto di arrivo, ma richiede che la persona lo individui, lo comprenda e lo realizzi.
La vita infatti sembra scorrere molto più facilmente quando si giunge alla consapevolezza che c’è un Progetto; in quel momento assume significato e senso, prima difficilmente individuabili. Il significato consente di sentirsi parte di qualcosa di più grande di sé, fa sentire utili, accolti, e riesce anche a far comprendere con chiarezza le motivazioni delle sofferenze passate: improvvisamente, il dolore non è più inutile, ma viene visto con nuovi occhi, come qualcosa che era necessario per condurre ad un nuovo orientamento più costruttivo e positivo, ma soprattutto più vero di sé.
Il Progetto permette all’uomo di individuare la sua reale relazione con il cosmo. Può essere definito come una sorta di “divinità” interiore; psicologicamente parlando è la volontà del SÉ che lavora per palesarci la nostra vera essenza e farci diventare ciò che dobbiamo diventare.
In nessun modo noi possiamo sfuggire a tutto ciò; Bertrand Russell dice a questo proposito: ” è difficile non essere quello che si è, ma è ancora più difficile cercare di essere quello che non si è”. Possiamo anche vedere questo “divenire” sotto l’angolazione data da Assagioli il quale parla del bisogno di ognuno di “collaborare con l’inevitabile”. Il punto sta nel comprendere che l’inevitabile è ciò che siamo, e non ciò che un destino esterno ci ha imposto di essere.
Noi uomini siamo gli unici esseri viventi a non riconoscere quello che siamo e a voler essere qualcosa di diverso, esattamente come se un pero decidesse dal giorno dopo di voler essere un castagno. A volte dentro di noi c’è un gran caos in cui seme, buccia e polpa sembrano appartenere ad alberi diversi.
Nella mia esperienza ho spesso visto come il disagio vero delle persone non sia tanto riconducibile a patologie che, per fortuna, sono abbastanza rare; il più delle volte si tratta di incapacità a conoscersi e a riconoscersi nelle strade che si percorrono. La nostra è una società complessa che produce innumerevoli condizionamenti che distolgono da questo centro interiore che, nonostante le nostre cecità e sordità, cerca disperatamente e con modalità via via sempre più individuabili di farsi notare per metterci sulla nostra vera strada.
Il tema natale può essere estremamente utile per riuscire a sensibilizzare la persona su quello che è il suo Progetto, affinché il puzzle cominci a svelare il disegno. Quello è anche il momento in cui si percepisce che è più facile allinearsi con il Sé che non allontanarsi e combatterlo.

Ho detto che l’istanza del tema natale che racchiude il Progetto è il SOLE, che rappresenta l’IO, ovvero l’elemento di contatto con il SÉ in quanto il Sole-IO nasce dal SÉ, si differenzia, assume una propria entità e individualità e poi dovrà riagganciarsi in quel processo di “centroversione” di cui parla Jung, che si compie allorché l’individuazione è raggiunta e l’asse IO-SÉ si ricompone.
Il SOLE-IO è anche il punto centrale della vita psichica, quell’istanza che essendo un’affiliazione del SÉ può coglierne i segreti e convogliare le altre istanze psichiche (pianeti), ordinandole e organizzandole in modo da servire il Progetto comune. Questo Archetipo ordinatore della psiche è anche ciò che via via plasma la nostra coscienza individuale, fino a farle raggiungere quel senso di unità con la vita e con il cosmo.
Lo stesso glifo del Sole rappresenta un cerchio con un punto al centro: il punto rappresenta l’istanza centrale della coscienza dell’Io, mentre la circonferenza rappresenta il Sé: il “Centro”, così individuato, in quanto punto di mezzo degli estremi congiunti da un diametro, avrà il significato ulteriore di archetipo dell’equilibrio teso a neutralizzare le tendenze estreme della circonferenza bilanciandole in un punto che le conterrà entrambe. Il cerchio, perfetto nella sua struttura che non ha né inizio né fine; eterno nella sua rotondità poiché non possiede un prima e un dopo, contiene in sé gli opposti che l’Io vedrà e manifesterà in maniera polarizzata a partire dalla scissione conscio/inconscio per giungere infine alla riunificazione consapevole che si otterrà nel trascendere la polarità.
E poiché il Progetto rappresenta il riflesso nel mondo individuale e microcosmico di funzioni sincroniche molto più vaste che riguardano l’universo intero, rispondere alla chiamata del diamon e soddisfare il Progetto, prendendo per mano il proprio destino personale, aprirà anche uno squarcio di comprensione sul divenire del macrocosmo. È facile notare che quando siamo orientati verso il Progetto, l’universo intero sembra renderci onore offrendoci i talismani che ci aiutano nelle difficoltà che costellano il nostro viaggio unico e speciale.
Ed è anche in questo senso che il SOLE può essere letto come la parte spirituale che è in noi, complementare a quella materiale, la LUNA; realizzare il nostro Progetto significa liberare la nostra essenza divina dalla coercizione delle abitudini standardizzate, dal proprio vissuto fatto di automatismi inconsci, da quel collettivo che nega l’individualità e costringe a vivere in un incantesimo; in una parola significa portare l’uomo a riaffermarsi come un individuo unico e speciale, che scoprendo sé stesso scopre anche l’universo e il senso di appartenenza al Tutto.

Passiamo ora alla parte più prettamente tecnica ed astrologica, ovvero al “come” si fa ad individuare il Progetto nel tema natale.
Bisogna pensare che il Sole è il centro da cui noi partiamo, ma è anche ciò a cui dobbiamo tendere, passando attraverso il lungo percorso di inconsapevolezza, esattamente come fa l’Io che acquisisce nel tempo la coscienza di aspetti della personalità che prima sembravano non appartenergli: ordinando attorno a quel determinato simbolo (Sole per segno e casa), integrando quelle parti che apparentemente sembrano lottare contro o non collaborare (aspetti dinamici), fino a condurre tutte le parti (funzioni psichiche) a lavorare per il Progetto comune. Quando il Progetto diventa chiaro, si riescono a leggere con estrema esattezza i blocchi, addirittura se ne comprende la motivazione ad esistere e si scopre che quell’aspetto di quadratura o di opposizione, che tanto ci ha disturbati e ostacolati, aveva un suo particolare significato ed era assolutamente opportuno per il nostro Progetto finale.
Molte volte mi sono trovata di fronte a temi di persone che vivevano continue frustrazioni e fallimenti, proprio perché il tipo di vita o gli obiettivi che l’Io perseguiva non erano assolutamente in linea con il Progetto interiore.
Il Sole racchiude dapprima il seme di un Progetto legato al Segno: ogni singolo Sole ha un suo particolare viaggio, che possiamo chiamare “archetipico” e da cui nessuno può prescindere: se ad esempio io ho un Sole in Capricorno, non potrò prescindere dal diventare autonomo e indipendente, in grado di assumere la responsabilità della mia vita creando all’interno, con le mie sole forze, quella struttura che mi consente di giungere a sostenere il peso delle mie scelte e rinunciando man mano a ciò che mi impedirebbe di essere autonomo. Dovrò riconoscere all’interno le mie debolezze, accettarle, permettere loro di rafforzarsi, poiché in caso contrario verranno combattute all’esterno (tramite il meccanismo della proiezione) senza mai giungere a quel reale senso di forza morale ed interiore che mi consentirà di arrivare alla meta finale. Se ho un Sole in Bilancia dovrò riconoscere me stesso e il mio Progetto passando attraverso le relazioni (sia affettive che di altro tipo), e saranno proprio queste che mi daranno gli strumenti per mettere in equilibrio parti di me che inizialmente non sono armoniche. È così che io posso riunire gli opposti psichici, non solo in termini di maschile e femminile, ma anche in termini di realtà e ideale, di razionalità ed emotività, di affermazione di sé e di bisogno di relazione con l’altro. La Bilancia è costretta a vedere sempre i due aspetti di ogni cosa, ed è dotata di questa potenzialità perché deve giungere all’ultimo compito del suo viaggio che consiste nella scelta che è assolutamente fondamentale per il suo Progetto. Ogni nativo si troverà più volte nella vita di fronte a questa necessità, proprio perché la scelta è la condizione attraverso cui cresce e si evolve chi ha questo segno solare. La scelta comporta sempre una rinuncia e un prezzo da pagare, come a dire che non c’è crescita senza sofferenza; per questo i nativi sono così dubbiosi e indecisi, perché sanno che è parte del loro compito, ma proprio perché lo conoscono, lo temono, esattamente come lo temeva Paride che pagò un prezzo altissimo per la sua scelta.

Oltre al Progetto del segno esiste però anche un Progetto “casa” che deve integrarsi: tornando al Sole in Capricorno, se ad esempio si trova in 7a casa, significherà che il mio percorso di autonomia e di indipendenza dovrà avvenire ed essere portato a termine proprio all’interno delle relazioni, e questo sarà un tema portante della mia vita: la posizione del Sole nella casa tenderà a farmi ricercare, soprattutto nella prima parte della vita, situazioni di fusione, difficoltà di esprimere ciò che veramente sento e penso e questo mi costringerà, finché non comprenderò il mio Progetto, a trovare relazioni in cui o sarò dipendente – ma sarò al tempo stesso anche molto frustrato e insoddisfatto – oppure avrò la sensazione che gli altri siano sempre estremamente distanti da me e, anche in questo caso vivrò un senso di non armonia. Dovrò quindi riequilibrare il mio bisogno di relazione con il mio bisogno di autonomia, altrimenti uno dei due sarà sempre proiettato sul partner. In ultimo, quel Sole in Capricorno in 7a, se non riesco ad allinearmi con il Progetto, può anche portarmi a vere e proprie perdite affettive qualora io insista ad appoggiarmi ad eventuali partner o soci o altro, e continui a cercare situazioni in cui non ho una identità separata da portare poi all’interno di un piano di relazione e in cui trovare punti di condivisione come la 7a richiede, senza però perdere di vista la propria autonomia e indipendenza. Questo non significherà che io non posso avere relazioni, ma che non posso avere fusioni simbiotiche e neppure relazioni in cui io permetta la dipendenza di qualcun altro. Esattamente come vuole la 7a casa, dovrà esserci l’incontro di due IO altrettanto separati che imparano a “scambiare e a negoziare” i termini della relazione.
Se voglio invece vivere una vita in cui dipendo da altri, senza una mia realizzazione personale – cosa che il Capricorno richiede – è molto probabile che io scivoli nelle manifestazioni più negative del segno, che passano dal ritenermi costantemente sacrificata poiché cerco di ottenere potere accollandomi ed accentrando su di me tutte le responsabilità, comprese quelle che non mi spettano, rischiando di diventare tirannica nei confronti di ciò che ho attorno e tentando in modo disperato di ottenere quel senso di forza (in questo caso in negativo) che il segno richiede.
In questo caso, il Progetto del Sole (indipendenza) e quello della Casa (relazioni paritetiche) devono trovare un modo per integrarsi senza che né l’uno né l’altro vengano disattesi.
È chiaro che le situazioni possono essere molto complesse e già segno e casa possono rappresentare forti contrasti e richiedere una battaglia interna per riuscire ad integrare due bisogni che sembrano opposti (solo apparentemente) e che, invece, solo insieme possono portare al Progetto; è comunque importante sapere che in nessun caso si potrà andare contro ad esso senza pagare un prezzo molto alto in termini di sofferenza.
Ho visto per esempio il Sole in 12a casa in persone che sostengono di aver vissuto solo prove. In realtà, questo Progetto Casa non richiede necessariamente questo; però si realizza in un cammino di sicura diversità, un cammino in cui la vita personale spesso deve cedere a significati più allargati e quindi l’Io deve lasciare il posto ad un senso di unità con la vita e con il mondo: qui l’IO cede al NOI. In 12a non ci si può agganciare a nulla di materiale e di concreto, poiché in quel caso Nettuno provvede a dissolvere ciò che si concretizza e si crea. La 12a casa richiede che tutte le sicurezze siano interiori e quindi non permette alcun attaccamento all’esterno né materiale né affettivo o psicologico: è una casa in cui spesso vi è grande sensibilità che dà la possibilità di svolgere professioni di sostegno o di cura: tuttavia, chi elude questo Progetto e vuole costruire una vita imperniata solo sul mondo personale ed egoico – che la casa non permette – si candida a grandi sofferenze e perdite, in quanto non riesce a raggiungere gli obiettivi che si pone e tende a veder svanire ogni sforzo.

In ultimo, il terzo ingrediente da integrare riguarda gli aspetti al Sole, che hanno sempre a che fare con il Progetto. Se ad esempio c’è un Sole in 12a opposto a Urano, significherà che nel mio percorso devo mettere in conto anche una difficoltà iniziale a conoscermi, a portare all’esterno ciò che sono veramente: sono lacerata tra il vivere un senso di uniformità (6a) – che Urano mi renderà impossibile ma che sarà desiderato per questioni di sicurezza – e un senso di diversità e di libertà che è ricercato ma di cui si ha tanta paura perché sembra non esserci un’identità forte.
In effetti, il Sole opposto a Urano di per sé ci riporta ad un padre assente, strano, eclettico, pieno di risorse ma anche di contraddizioni, incapace di essere costante e di dare continuità e stabilità, per cui il soggetto porterà tutto questo nelle pieghe del suo Io che sarà insofferente, incapace di rispettare le regole ma altrettanto incapace di sostenere con coerenza e costanza le proprie battaglie per l’affermazione e il riconoscimento. L’opposizione avrà lo scopo sia di impedire di appoggiarsi agli altri, sia di operare quella fusione che la 12a lesa spesso confonde e mal comprende: in effetti la 12a chiede di lasciar andare ogni separazione tra l’Io e il Sé, chiede di trascendere l’Io, non di lasciar andare il proprio senso di identità e di individualità che a questo stadio dovrebbero invece essere solidi ed integri. L’opposizione richiederà prima di tutto un lavoro sulla propria parte maschile che dovrà portare ad una accettazione della propria diversità e alla capacità di affermare sé stessi in modo libero, lontano dai condizionamenti ricevuti, ma lontano anche dagli appoggi che l’uniformità al mondo esterno può garantire. In una parola deve portare ad accettare di essere sé stessi senza la paura che questo comporti un senso di solitudine o di isolamento. A quel punto, quel Sole non sarà più in balia di nessuno e potrà fare esattamente ciò che sceglierà di portare avanti, senza aver bisogno di legami esterni o di leggi esterne, dando il suo contributo in maniera unica ed originale.

Spero di aver dato un piccolo esempio di come la comprensione del Progetto da parte dell’astrologo possa poi fornire al consultante una chiave di lettura illuminante: spesso io mi trovo a spiegare il Progetto personale a soggetti che alla fine della mia esposizione mi dicono: “sa, io questo l’ho sempre intuito, ora è però molto più chiaro”.

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