Viaggiare sotto le stelle

giugno 14, 2015 on 8:44 am | In Affinita' d'anima, Amici, Astri, Astrologia, Emozioni, Evoluzione, Segni zodiacali
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Furono scritti per la Rivista Sirio questi sei articoli da Mario Zoli che ora non c’è piu’. Nacque nel 1939 a Faenza ed è morto nel 1995, pubblico anche il suo tema natale dove non è insolito trovare un Sole in Gemelli e in nona casa quindi una attrazione per il viaggio….è una penna astrologica piacevolissima, cosi li propongo a chi desidera spunti per una partenza astrologicamente piu’ affine.

MARIO ZOLI TEMA NATALE

 

Ariete

Per lui ogni viaggio è un blitz

Ardente e impulsivo, intollerante di esitazioni, dubbi, lungaggini e troppo caute progettazioni, il nativo dell’ Ariete compie l’esperienza del viaggio al pari di tutte le altre: con fuoco.

Poco denaro gli può bastare, dato che non ha molte esigenze personali; e, di questo poco, il più lo spende per spostarsi il più rapidamente possibile da un luogo all’altro. Pochi, o pochissimi, i capi di vestiario che porta con sé (si ridurrà poi a indossare per giorni e giorni la “tenuta” più comoda e “giovane”: jeans, maglietta, scarpette sportive); nessuna esigenza di un’alimentazione raffinata e di un soggiorno comodo; poco interesse per i locali alla moda, nei quali un certo “contegno” è d’obbligo.

Non gli importa neppure di essere solo o in compagnia. Se è solo, non soffre di solitudine, perché ogni nuova esperienza gli riesce eccitante; se è in compagnia, occorre che tutti gli altri, in un modo o nell’altro si adattino al ruolo di gregari. E’ lui il capo, è lui a “dare il tempo e il tono”. In cambio, la sua presenza è delle più stimolanti; a contatto con la sua franchezza, spesso brutale ma sempre candida e innocente, si è spinti, e talvolta costretti, a fare i conti con la verità (della nostra ignoranza, pavidità, abulia, ad esempio), la cui faccia, come si sa, non è mai stata dichiarata bella da nessuno. Lo si può amare con forza o detestare con forza non minore, ma certamente non lo si può ignorare.

In Italia la sua città è Firenze

La città italiana più collegata – e il nesso riesce molto persuasivo – al segno dell’ Ariete è Firenze, insigne per la sua storia, ricca di personaggi illustri, ed è perciò qui che indirizzo il nostro viaggiatore.

Ma ecco, più specificatamente, le relazioni che fanno di Firenze una città arietina: la stilizzazione dello stemma che ricorda molto da vicino quella della sigla dell’ Ariete; il genio fiorentino, acre e aggressivo; l’antichissima relazione, testimoniata da Dante, tra il dio Marte (il pianeta corrispondente e “signore” del segno) e la città; il ruolo di leadership e d’avanguardia che Firenze ha ripetutamente ricoperto nel corso della nostra storia letteraria e artistica, e quella notissima caratteristica della sua pittura – la linea che “taglia” e che nel “taglio” definisce e distingue – che la differenzia così nettamente, ad esempio, da quella veneta, legata invece a un cromatismo dorato e avvolgente.

Firenze
Ogni itinerario turistico consigliato da una buona guida va bene, purché non manchi una sosta davanti al celebre “David” di Michelangelo. E’ davvero singolare che una personalità artistica così segnata dalla lotta e dall’ardore, quale quella del grande scultore, abbia sentito tanto profondamente, in David, quella quieta fierezza e nobiltà dell’uomo che si esprime nell’affrontare, certo di sé, ma non tronfio, il pericolo.

All’estero il suo paese è Israele

Fuori d’Italia, il paese più legato al segno dell’ Ariete è certamente Israele. Anche qui le ragioni della connessione sono molteplici: il nome stesso che associa El (Dio) alla parola “lotta” (con riferimento al combattimento che Giacobbe, poi detto Israele, sostenne con Dio); il valore di inizio-rinnovamento che vi ha il rito dell’agnello pasquale (la Pasqua si celebra col Sole nel segno); la pratica della circoncisione.
Gerusalemme

E ancora: il rapporto di conflittualità, comprensivo di ribellione, sfida, spargimento di sangue, che la Bibbia presenta tra il padre-capo-re-sacerdote e il figlio primogenito (ad esempio Dio-Adamo; Dio-Lucifero; Abramo-Isacco; Noè-Cam); il fatto che la più evidente caratteristica del maggiore e più onorato dei suoi re, Davide, fosse, come tutti gli studiosi riconoscono, la violenza; e, ancora, la dominante marziana che si coglie negli oroscopi degli uomini e delle donne che in un modo o nell’altro hanno fatto la storia di questo paese. Il nostro nativo visiti Gerusalemme, e tutti i luoghi in qualche modo collegati al sacrificio dell’agnello Cristo. E poi i luoghi delle Crociate, per la stretta connessione che egli stabilisce tra spada-croce-sacrificio-sangue. Necessaria dunque una visita alle cinte di Cesarea (Queisari) e San Giovanni d’ Acri (Akko).

Bilancia

Non creategli inutili problemi

Il nativo della Bilancia si prepara al viaggio, generalmente con calma, cercando di ridurre al minimo gli imprevisti e di trarre così dalla progettazione, come da ciascuna tappa del viaggio stesso, il massimo del comfort.

Gli piace una compagnia discreta, non troppo rumorosa né numerosa; un bagaglio ragionevolmente fornito di capi di vestiario adatti per diverse occasioni, e ancor di più gli piace “godere” il viaggio (niente corse, per carità! e niente strapazzi!), sfruttando ogni occasione per raffinare il proprio senso estetico e approfondire la propria cultura.

Soddisfatte queste sue esigenze, il nativo della Bilancia sarà un ottimo compagno: paziente, misurato, tollerante. Abbiate però cura di non irritarlo con volgarità, luoghi comuni, e di non costringerlo a prender partito, subito, e senza accurata ponderazione dei “pro” e dei “contro”, tra un “sì” e un “no” rigidamente definitivi e soprattutto in rapporto di reciproca esclusione.

Il Bilancia-Venere si lascia guidare, nella scelta dell’itinerario, da esigenze artistiche, o, a livello più modesto, edonistiche; ma il Bilancia-Saturno (Venere e Saturno sono i pianeti collegati al segno) da esigenze culturali, filosofiche, nel mezzo delle quali sta, centrale, il problema della giustizia, del diritto e del dovere, della forza, brutale e distruttrice, della violenza e di quella, razionale e pacificatrice, della non-violenza (Gandhi).

Vienna rispecchia il suo stile

La città più “firmata” dalla Bilancia è Vienna, dove gli stili architettonici più disparati hanno trovato una coesistenza, forse un po’ artificiale (e la disponibilità della Bilancia è spesso prossima all’ artificio e/o all’ affettazione), tuttavia armonica. Riferimenti alla Bilancia sono pure il cosmopolitismo, lento e pacioso, della città; la sua amministrazione, cauta e senza scosse, che è stata capace di assorbire, e svigorire anche, pulsioni eterogenee; la sua musica, lieve e festosa (e questa, alla fin dei conti, la patria del valzer e dell’operetta!); il suo edonismo, placido e non greve.

Vienna

Una volta giunto a Vienna, mete che considero d’obbligo per il nostro turista sono dunque il Prater, col vasto parco circostante; il castello di Schonbrunn, splendida residenza Imperiale nei secoli XVIII e XIX; il teatro dell’Opera; il palazzo del Belvedere, costruito nel primo Settecento per il principe Eugenio; la cattedrale di Santo Stefano.

Il Tibet è la sua meta

Fuori d’Europa il paese più collegato alla Bilancia è, secondo l’opinione . pressoché concorde di vari astrologi, il Tibet. Nella relazione vibra qui, anziché la nota venusiana, quella saturnina, evidente nell’influsso che la religione – monastica – ha avuto sulla cultura e la storia del paese, la cui politica è stata caratterizzata da un difficile equilibrio tra India e Cina. Il particolare buddhismo tibetano, incentrato, come quello classico, sul controllo e 1o “spegnimento” delle passioni, fuorvianti per la loro violenza, ha però accolto (e anche qui sta una nota “bilancina”), in un’operazione sincretistica, precedenti credenze animistiche. Al nostro viaggiatore Bilancia, ma non solo a lui, consiglio la visita di Lhasa, città sacra del Tibet, e di Potala che, già sede del Dalai Lama, è tutt’insieme monastero, rocca e reggia.

Toro
Però non fatelo faticare
Concreto, realistico, amante del comfort, incline ad assaporare – e senza fretta – qualsivoglia esperienza da cui possa trarre un qualche piacere, il nativo del Toro ama programmare ogni viaggio con sufficiente anticipo e solido senso dell’organizzazione. Niente improvvisazioni, bando agli imprevisti, “no” a tutte le eccentricità e ai fuori-programma e “sì” invece a tutto ciò che renda il viaggiare il più piacevole possibile. Spendendo, si capisce, ragionevolmente, e dunque non troppo.
Ama la compagnia, sopporta male la solitudine; socievole ed espansivo, è pronto a qualche rinuncia pur di assicurare serenità e piacevolezza alla vita di gruppo; riduce i contrasti e, all’opposto, esalta le “consonanze”, in modo che lo stare insieme riesca non solo utile, ma anche gradevole.
Potendo, evita la fatica; vuole sostare, indugiare, appagare non solo il senso del “gusto” ma anche quello della vista. Dinanzi a un panorama o a una statua, non s’accontenta di “capire”: vuole guardare fino a sentire ciò che vede come parte di sé.

L’Emilia è il suo ritratto

Bologna

La regione italiana più “taurina” è certamente l’Emilia, col suo capoluogo, Bologna. Le ragioni dell’ associazione sono tante, e tutte persuasive: la particolare, rinomatissima cucina; l’ affabilità, la cortesia, la concretezza della sua gente; la lenta cadenza della parlata, indugiante sulle vocali toniche quasi con una voluttuosa mollezza (una parlata poi che è segnata da molti suoni palatali e gutturali e cioe di “gola”!); la frequenza delle “ugole d’oro”, così nel campo della musica lirica come in quello della leggera; la repulsione per ogni sapere astratto e avulso dal reale (cfr. la “maschera” bolognese del dottor Balanzone); l’ormai tramontata istituzione goliardica che dissolveva l’ oscenità, del resto non morbosa, in un sano istinto vitale; la bonaria tolleranza e la socialità che si traduce nel vistoso fenomeno della grande diffusione dell’istituto cooperativistico; il concetto stesso della città come luogo familiare, da cui l”‘invenzione” dei portici, che portano, com’è giustamente stato notato, la strada sotto casa e la casa in strada; qui è davvero bello passeggiare, sostare, indugiare, ammirare le stupende vetrine, una vera festa per gli occhi.

Per lui Asia Minore e Cipro

Non altrettanto agevole è indicare quale paese straniero corrisponde al Toro. La toponomastica conserva in tantissime regioni, infatti, tracce dell’antichissimo culto del toro (cfr. Torino, Taormina, Tauro, Tauride). Tuttavia, nonostante l’ampio ventaglio di opinioni manifestate al riguardo da autori antichi e moderni, si presenta una certa concordanza sia per la vasta regione che va dall’Asia Minore al Golfo Persico, sia per l’isola di Cipro. Per la prima, opto per la zona compresa, a sud del Tauro occidentale, tra i centri di Antalya, Maras, Adana, Gazientep e Tarso, patria dell’apostolo Paolo.
Una “prova” della “taurinità” della Turchia è data dal fatto che colui che è considerato il padre della Turchia moderna e che ne promosse con metodi decisi e tenaci il processo di modernizzazione in senso occidentale fu Mustafa Kemal Ataturk, che aveva nel segno del Toro, col Sole, anche Venere, pianeta-signore del segno, e Giove e Saturno.

Cipro

Una connotazione “taurina” del costume nazionale è poi la “festa dei dolci” che chiude il digiuno del Ramadan e durante la quale il tradizionale regalo è il “nevruz” che si offre ad amici e parenti. Quanto a Cipro, l’isola meravigliosa è ritenuta, da una tradizione mitica assai antica e concorde, la patria di Afrodite-Venere. Da visitare assolutamente: il “giardino di Cipro”, nell’ entroterra di Kyrenia; l’antica Amathus, celebre per il culto della dea, e soprattutto l’indescrivibile mare che si apre davanti a Pafos: è da quelle acque azzurro-viola che sarebbe nata, sorridente e luminosa, Afrodite. Nulla meglio di questo mito e nessuno meglio di un Toro può testimoniare che il mare, la vita e l’amore hanno un’anima “femminile”.

Scorpione

Per carità, niente frivolezze
Delle comodità che piacciono tanto al Toro, lo Scorpione non sa che farsene; le chiama, bruscamente, “frivolezze”. Perciò non ha bisogno, per viaggiare, di lunghi preparativi e di programmazioni minuziose. Né gli importa di essere solo o in compagnia. In quest’ultima ipotesi, esige però che il viaggio sia emotivamente e culturalmente molto stimolante. Non ama sostare nei locali alla moda, essere elegante, perdere tempo in ‘banalità”: vuole invece “conoscere”, e conoscere la sostanza, l’essenziale che sta al di là delle apparenze e del luogo comune. Di un’opera d’arte, ad esempio, più che l’esito estetico, vuol conoscere la fatica, il sudore, le lotte che quell’impresa è costata, i veri scopi (spesso non limpidi) per cui essa venne compiuta.
Assai intelligente, acutissimo, pronto ad ammirare l’ingegno altrui, ma non disposto ad abbassare la guardia davanti a quattro frasi fatte, specie se confezionate con grazia, costringe con la sua sola presenza i compagni di viaggio (e ogni tanto con una frecciatina velenosa) a farsi critici, prima che di ciò che vedono, di sé stessi e del loro bagaglio culturale.

Un legame tutto siciliano

Oltre che vistose segnature leonine, che si esprimono in munifica ospitalità, nobiltà di sentire, fierezza di modi e splendore di forme, la storia e il costume di Sicilia presentano pure valenze dello Scorpione: acutezza intellettuale, con aperture al metafisico e al grottesco, senso tragico della vita, concezione sacra del lutto e della morte. La tradizione addita in Messina (Zancle, in antico, e cioè “falce”) la citta più legata al segno. Sullo stretto pericoloso il mito pose infatti i terrificanti mostri Scilla e Cariddi. E qui il terremoto, due volte (nel 1783 e nel 1908) produsse catastrofi.

Messina

Il turista che visiti la città non dimentichi di sostare davanti allo splendido Duomo di origine normanna, e all’antistante fontana di Orione, il cui. nome, associato a una mitica vicenda di folle sfida alla divinità e di tremenda punizione, si lega più che mai alla simbologia dello Scorpione.

In Germania come Faust
Benché qualche astrologo voglia legare al Toro la Germania (per la concretezza e la praticità dei tedeschi e il loro culto dei piaceri della vita), a me par più giusto associare questo paese al segno dello Scorpione. Siamo sulla stessa fascia zodiacale, ovviamente, e questo spiega la polarità taurina, ma l’accento deve battere su quella opposta.
Le ragioni sono varie: la “marzianità” della nazione, caratteristica colta già da Cesare e Tacito (ma si tratta d’una “marzianità” non solare, bensì dura e tenace, com’è dello Scorpione); la “durezza” della lingua, adattissima al comando militare e per nulla musicale; l’idea della morte, come annullamento totale, che corre come motivo costante per tutta la cultura tedesca, fino a stampare la propria ombra sull’ironia (”Golgen-humor”, umorismo da forca); il fatto che in Germania sia nata la leggenda di Faust, storia dell’uomo che, con la magia nera, vuole asservire a sé il diavolo per ottenere un potere che non gli è dato; l’impronta tragica che ebbe qui il romanticismo; le miniere di carbone e le industrie siderurgiche; lo spazio che diedero, nella loro opera, al problema del male tre geni nazionali come Lutero, Goethe, Schiller, tutti segnati potentemente dallo Scorpione; e ancora il numero straordinario di filosofi, scienziati, pensatori, accomunati da qualità intellettive tipicamente scorpioniche: acutezza, penetrazione, profondità. Per “sentire” l’anima scorpionica della Germania consiglio al nostro viaggiatore di visitare i boschi e i castelli delle valli del Reno e della Mosella: sono esperienze indimenticabili.

Duomo di Minden

Se poi si vuole “toccar con mano” quanto il fascino del demoniaco, testimoniato da antiche tradizioni popolari, continui a imporsi all’anima tedesca, si vada a Blocksberg, nell’Harz, la notte di Walpurgis (30 aprile-l maggio), quando, secondo la leggenda, con la riunione delle streghe, le forze del Male raggiungono il culmine della loro potenza. E per capire quanto un’intera comunità “senta” la morte, si vada a Minden, in Westfalia, la Settimana Santa per la Via Crucis. Per tre giorni, dal giovedì alla domenica di Pasqua, ogni attività è sospesa. A turno, tutti gli abitanti, vestiti d’un saio scuro, la testa coperta così da non essere riconoscibili, recano per un lungo percorso una pesante croce di legno.

Gemelli
Sempre con la valigia in mano

Il nativo dei Gemelli è un viaggiatore nato. E’ sempre in movimento, e se il lavoro lo costringe a una relativa staticità morde il freno e non si lascia sfuggire una sola occasione per essere – o con la parola o con la mente – altrove. Spostamenti, viaggi, contatti con persone diverse e in qualche modo “curiose” sono per lui indispensabili.
La sua irrequietezza ha qualcosa di febbrile, che se lo mantiene a lungo giovane (la giovinezza del Peter Pan!) e disponibile a svariate esperienze, cui va incontro con una specie di divertita amoralità, lo intrattiene però a lungo al di qua della soglia della “maturità”. Il suo rischio è quello di vivere il simbolo della “conoscenza”, che lo segna, al livello inferiore dell’essere informati, dello scambio – non approfondito – di comunicazioni, dell’incapacità selettiva mista a una farragine di notizie (tutte attuali!) entro le quali egli non distingue l’oro dall’orpello.
Poche ore di preparazione gli bastano per essere pronto a partire. Non ha, di norma, esigenze particolari di confort, vestiario, vitto. L’importante è che il luogo ove si va sia “nuovo”, e che in un modo o nell’ altro sia “interessante”; e così che “nuova” sia la compagnia, e possibilmente giovane e divertente. “No” alla gente volgare, ma “no” anche ai tipi troppo seri, a certi programmi troppo tradizionali e scontati.
Il Gemelli detesta star fermo, e perciò non chiedetegli di pazientare in coda davanti a qualche sportello, di sostare attento dinanzi a un capolavoro d’arte che il cicerone illustra con abbondanza di particolari, di non sbuffare e di non mordere il freno attendendo che il cameriere del ristorante venga a servirlo. Molto volentieri si ferma invece, senza accorgersi del tempo che passa, dovunque ferva il movimento: nel centro della grande città, fitta di via vai, nelle hall degli alberghi, andirivieni d’una svariatissima e policroma fauna umana che egli osserva divertito e incuriosito. Ama perciò i Paesi stranieri, per lui inesauribile miniera di “novità”.

Londra
Il suo ritratto

Quanto accennato ci aiuta a comprendere perché il paese dei Gemelli sia la Gran Bretagna, e particolarmente la sua capitale, Londra. Là “news” significa insieme “novità” e “notizie”; là è la patria del giornalismo; là convivono, in una tradizione di ironico distacco (chi non ricorda il tipico humour inglese?), slanci innovatori e conservatorismo scettico; là vigono da secoli il bipartitismo e il bicameralismo.
E’ ancora inglese la gloria teatrale (la maschera, il doppio, il binomio finzione-verità sono compresi nella gamma dei simboli del segno) e così la tradizione del paradosso, del “nonsense”, dell’antidogmatismo. Non è quindi un caso che il paese sia assurto alla “massima potenza con due regine – Elisabetta I e Vittoria – tutt’e due molto segnate astrologicamente da Mercurio. Ne è un caso che il primo giornale stampato, vivente Elisabetta, recasse nel titolo il nome “Mercury”.
Al nostro turista consiglio, dopo una visita alle università di Oxford e Cambridge, una sosta dinanzi al n. 10 di Downing Street, la modesta residenza del primo ministro; una non breve visita a Fleet Street e ai vicoli adiacenti (e il regno della stampa: 19 quotidiani per 20 milioni di copie di tiratura!). Altra tappa d’obbligo una puntata a Bloomsbury, nel West End, il quartiere delle case editrici e degli intellettuali.

Se il viaggio avviene d’ estate, il nostro amico si rechi pure a Stratford-on-Avon in coincidenza col festival shakespeariano (in questa paese ebbe i suoi natali il grande William): il nativo dei Gemelli ama il teatro e in questa occasione avrà modo di assistere a messinscene estremamente suggestive e stimolanti.
Ma sarebbe un delitto tornarsene a casa senza essere stati, di domenica, allo Speaker’s Corner di Hyde Park, ove, su modestissime “tribune”, è consentito a tutti di parlare, e di qualsivoglia argomento, a chi abbia la bontà (o la pazienza) di ascoltarlo. La patria delle libertà (qui furono emanate le prime leggi sulla libertà di pensiero, stampa, associazione) conserva così, nei connotati della consuetudine antiretorica, il culto di quella libertà da cui derivano le altre: quella di parola.

Sagittario
Scoprire, conoscere, scavare

Anche il nativo del Sagittario ama viaggiare. Ma in modo opposto al suo compagno dei Gemelli. Il “movimento”, il “viaggio” che lo attraggono non si misurano a chilometri, non si confondono coi velocissimi e strabordanti bla-bla, con una ridda di notizie eterogenee, curiosità e pettegolezzi vari, ai quali sempre indulge il Gemelli. Egli viaggia per “conoscere” gli uomini, la loro storia, il loro passato, la loro vita, la loro cultura. Vicina o lontana che sia la sua meta, ad essa il Sagittario si volge con l’animo di un esploratore, un po’ saggio, un po’ fiducioso nella missione che il “destino” gli ha affidato, un po’ utopista.
Vedere molta gente, molti paesi, udire il suono di molte lingue non è perciò indispensabile a lui come al Gemelli. L’importante è conoscere, saldare la coscienza del presente con quella del passato, lo spirito con la materia, senza inquietudini o fretta, e, attuata la sintesi, volgersi al futuro con ragionevole speranza.
Candido, ottimista, pacifico, portato a conciliare e a far leva più su ciò che unisce che su ciò che divide, non ama essere solo, viaggiando. Un po’ di gente intorno gli è indispensabile, da istruire all’occorrenza, perché un po’ maestro paterno-paternalistico egli lo è sempre.
Non è male affidarsi al Sagittario per l’organizzazione del viaggio; egli conosce benissimo le esigenze di ciascuno e ne tiene conto; si informa di orari, sconti, vitto e alloggio e pianifica il tutto nel modo più conveniente. Non sarà il suo viaggio un’esperienza sconvolgente ne meno che mai shocking ma tranquilla sì, e riposante. Niente imprevisti, dunque, che per lui, 90 volte su 100, sono sgradevoli, ma un andare sul sicuro affidandosi alla “buona tradizione”.
La sua gaiezza placida, un po’ convenzionale forse, ma autentica e disarmante, vien fuori a tavola. Ha scelto con cura il luogo, il menu, il panorama. E lì, raggiante, presiede alla conversazione che ha cura di guidare verso notazioni umoristiche che rendano bello e divertente lo stare insieme. Tutti lo definiranno perciò, senza accorgersi di proclamare una verità astrologica, “un gran giovialone”. Giove, infatti, è il pianeta governatore del segno.

In Spagna per legarsi a Toledo

Concorde, la tradizione astrologica addita nella Spagna il paese del Sagittario, e nella città di Toledo, che ne fu capitale, alternandosi con Valladolid, fino al 1560, la città più legata al segno. E non si può negare che l’abbinamento abbia solidi argomenti dalla sua: più di ogni altro il concetto di missione religiosa, di evangelizzazione del “lontano”, di civilizzazione del “mondo nuovo” – nel segno dell’eredità culturale romano-cattolica – che sta alla base prima della “Reconquista”, poi dell’impresa coloniale.

Tra la fine del secolo XV e l’inizio del successivo la Spagna raggiunge l’unità politica e getta le basi per la costituzione di un vastissimo impero, che, “lontano” più di ogni altro, le assicurerà per qualche tempo gloria e ricchezza. Nello stesso lasso di tempo (un caso?) tutti i pianeti, dai più lenti ai più veloci, passano nel segno del Sagittario, esaltandone tutte le valenze, da quelle positive già indicate ad altre meno luminose: convenzionalismo, elefantiasi e immobilismo conseguente dell’amministrazione pubblica, disprezzo dell’iniziativa individuale e vacuo culto dell’apparenza, ipocrisia, incapacità di leggere i segni dei tempi.
A queste costanti la storia e il costume spagnoli sono stati esposti anche in questo secolo: la dittatura di Francisco Franco, il “caudillo” (un Sagittario: un caso anche questo?), ha attardato il paese ai margini della cultura europea, provocando la scissione polemica del “doppio” sagittariano: di qua un separatismo violentissimo, di là un autoritarismo che si appoggia alla tradizione di “Arriba Espana!”. E la giovanissima democrazia stenta a prendere forma.

A Toledo, il nostro amico non manchi di visitare la splendida cattedrale (sec. XIlI-XV), 1′”Ayuntamiento”, e il palazzo arcivescovile. Egli può qui meditare su un’ultima nota sagittariana (l’arcivescovo metropolita ha il titolo di primate di Spagna): il doppio è sempre problematico. L’espansione, il pacifismo, il paternalismo e la certezza di aver Dio dalla propria possono convertirsi nella miseria boriosa, nella intolleranza e nella persecuzione, nell’atrofia della ricerca intellettuale. Il vessillo che Colombo, al termine d’una splendida avventura, pianta felice sul suolo della Nuova Terra, da una parte; i roghi degli eretici e gli ebrei perseguitati, dall’altra.

Cancro
Per lui un luogo di sogno
Abitualmente il nativo del Cancro lascia malvolentieri il luogo in cui vive, specie se vi si sente unito da legami sentimentali che affondino le loro radici nell’infanzia. Ma se viaggia, il suo è una specie di pellegrinaggio sentimentale alla ricerca d’un luogo di sogno, al cui contatto e alla cui vista trarre conforto dalle scosse che la vita quotidiana arreca e che non mancano di infastidirlo o di ferirlo. Anche quando parte diretto a una località per lui nuova, non è mai l’avventura a spingerlo, ma la “recherche” di qualcosa del “tempo perduto” (la terminologia è qui intenzionalmente tratta da Proust, assai segnato dal Cancro).
Memorie, sogni, echi dell’infanzia, miti arcaici cui è rimasto tenacissimamente fedele possono condurlo ugualmente a recuperare la propria dimensione in una sorta di tempo “fermato”, idealizzato e perciò reso immune dagli assalti dell’altro tempo che consuma e corrode.
Dinanzi a difficoltà impreviste, come noie burocratiche, ritardi o piccoli disagi, egli presto si smarrisce e si deprime. E’ perciò bene che viaggi con una piccola compagnia discreta, in cui non manchi qualche persona un po’ più pratica di lui. Non sopporta le “marce forzate”, la gente rumorosa, i locali troppo affollati o quelli nei quali la moda impone di andare assolutamente, e detesta le persone invadenti, smargiasse, spaccone.
Assorto spesso, segue i suoi pensieri e i suoi castelli in aria, di immagine in immagine. Di frequente sembra essere “altrove”. Ma avrà per voi un affetto a tutta prova se dinanzi a un paesaggio – “romantico”, si capisce – darete voce alle sensazioni e alle memorie che in quello stesso istante gli passano per la mente. Che vi siate trovate – e sia pure una volta sola – sulla sua stessa lunghezza d’onda e che gli abbiate letto nell’anima, è qualcosa che egli non dimenticherà mai. Lo prende presto la nostalgia del ritorno. E se alla partenza amò essere solo, al ritorno ama trovare qualcuno che lo aspetti.

La Cina è tutta sua
Il paese più legato al Cancro è certamente la Cina. Stabiliscono la relazione diversi e probanti indizi: la Grande Muraglia che, come un filtro, un bozzolo o una placenta protesse il paese da ogni assalto-apporto dall’esterno, ma lo isolò anche nel culto del proprio passato; la coltura del baco da seta, animale lunare, il culto degli antenati, della tradizione, della famiglia, il tono acquoso, lucido, perlaceo della pittura tradizionale; l’elevatissima prolificità della popolazione; il carattere notturno e onirico del famoso “teatro d’ombre”.

E anche – ma qui si passa all’altra faccia del simbolo lunare – il rigido cerimoniale, cortese ma immodificabile, nel quale si spegne ogni spontaneità occasionale e individuale, ma si sottraggono alla modificazione-alterazione-cancellazione operate dal tempo ordinamenti ed educazione.

Da qui quell’inquietante senso della geometria così ben descritto da Goffredo Parise nel suo ”Cara Cina” (1966) e dal grande Kafka, celebre Cancro; da qui pure il nesso “rito-cerimonia-morte” (siamo sul versante infero, per così dire, del simbolo lunare) che Giacomo Puccini (Luna in Cancro al Medio Cielo) cantò nell’ultima delle sue opere, non a caso ambientata in Cina – al “tempo delle fiabe”, dice, significativamente, il libretto – e avente a protagonista, in Turandot, una gelida figura lunare. Al nostro turista consiglio di visitare la Città Proibita, a Pechino, e il Palazzo d’Estate. A sessanta chilometri circa dalla capitale, poi, oltre il passo di Nankow, egli può ammirare un tratto della Grande Muraglia.
Ma la città più legata al Cancro è certamente Canton, nel Kwangtung. Sorge al centro di una fitta rete di fiumi e di canali, e va famosissima per la produzione artigiana e manifatturiera di filati e tessuti di seta, avori scolpiti e oggetti in argento. Forse in nessuna altra parte del globo il passato è insieme così fiabesco, magico, suasivo e prezioso. E perciò qui il Cancro, anche se a migliaia di chilometri dalla sua città, può sentirsi, in indimenticabili attimi, “a casa sua”.

Capricorno

Poca spesa grande organizzazione
Per il nativo del Capricorno non è importante viaggiare solo (del resto egli sopporta benissimo la solitudine, che sembra, anzi, essergli naturale) o in compagnia. L’importante è che il viaggio sia ben organizzato, occasione di “otium” da una parte e di approfondimento culturale dall’altra; e soprattutto è importante che la spesa non sia eccessiva, data la sua naturale inclinazione al risparmio. Accorto, prudente, iper-razionale anche in giovane età e sempre molto-molto-maturo, sopporta bene imprevisti e ritardi, ed è prontissimo a dare una mano a chi ne abbia bisogno. Qualsiasi cosa accada, egli non è mai “sbalestrato”; sembra anzi che nulla esuli dal campo della sua previsione. Impossibile batterlo con la logica.
Lento e implacabile, frantuma pian piano tutte le argomentazioni dell’avversario di turno. E’ un leader nato. Ma, a differenza dell’Ariete, anch’egli capo, ma che costringe i gregari a tenere il suo ritmo, il Capricorno è paziente, lento e sa conciliare su una base di ragionevolezza le esigenze più diverse.
Nel viaggio, saranno la storia, la politica, l’ economia del paese che visita ad attrarlo, assai più che l’arte, e per protrarre una conversazione preziosa su qualcuno di questi argomenti dimenticherà, senza accorgersene, il pranzo o la cena.
E’ attratto dall’alta montagna rocciosa e inospitale, dal silenzio profondo che il grido d’un uccello o il mormorio d’un rivo non rompe ma esalta sovrano, dalla vista del ghiaccio entro il quale la vita si conserva, da tutto ciò che resiste inalterato all’ assalto del tempo.

In Messico… o sul monte Athos

Gli astrologi indicano, con una certa concordanza di pareri, in Città del Messico la meta ideale del Capricorno. A produrre una tale opinione sono evidentemente il fatto che la città sorge a circa 2300 metri di altitudine (la montagna è un simbolo capricorniano), che i suoi antichi re furono, oltre che guerrieri, sacerdoti e uomini di grandissima cultura, che i suoi astronomi, appena dopo il Mille, riuscirono a computare il tempo con una tale esattezza da superare i loro colleghi europei del medesimo periodo. E a indicare che sia la capitale antica, che si chiamava Tenochtitlan, e non la moderna, quella legata al segno del Capricorno concorrono le posizioni planetarie del novembre 1519 quando Hernan Cortes fu accolto nella città dal re Montezuma: un momento davvero storico e foriero di grandi eventi. A quella data Saturno e Plutone erano in Capricorno, opposti a Marte; una configurazione planetaria che sempre è stata associata a fatti di grande violenza e lotte.

Al nostro turista consiglio la visita alla piramide del Sole e al tempio di Quetzalcoatl, il serpente piumato. Per il turista che invece non voglia o non possa spingersi così lontano dall’Europa, meta altrettanto adatta è il Monte Santo, o Monte Athos, sulla penisola più orientale delle tre della Calcidica. Qui sorgono venti monasteri per anacoreti e cenobiti, rigorosamente vietati a tutte le creature di sesso femminile (animali inclusi!). Preghiere, solitudine, silenzio, distacco dal mondo, celle quasi a strapiombo sui mare e come scavate nella roccia stessa, figure d’uomini viventi che il visitatore associa d’istinto a quelle ieratiche viste in qualche icona o pittura sacra, di cui esse ripetono, con naturalezza, la maestà e la sacralità, sono le inconfondibili note di Saturno-Capricomo.

Qui, dove fu la sede dei primi anacoreti della cristianità (i santi Talele, Ilarione, Simeone lo Stilita, Giovanni Moschos), oggi è una piccola repubblica, costituita esclusivamente da monaci.
Il misogino che scelga questa meta e che abbia interesse per le cose d’arte visiti le antiche chiese della Grande Lavra (le cui pareti all’interno sono tutte coperte da affreschi dei sec. X¬XI), di Vatoped e di Chilandar. Ma non si stupisca, poi, di sentirsi, in tanta rarefazione ed elevazione, un po’ annoiato e stanco.
Leone

Portando sé stesso agli altri
Probabilmente un giorno verrà trovata, dissepolta dalle sabbie d’un qualche solitario luogo d’Oriente, una Bibbia astrologica, certamente apocrifa, e vi si leggera qualcosa di nuovo. “… E Dio disse: ‘Sia fatta la luce!’. E la luce fu fatta. Si udì allora, dal folto della foresta: ‘Ehi, tu! Tutta quella luce la voglio qua, su di me!”
Era il Leone. Il buon Dio, che se l’aspettava, sorrise sospirando, e non lo accontentò. Come da programma, affidò la luce al Sole, alla Luna, alle Stelle e al Fuoco. E il Leone, che della luce non può fare a meno, è così costretto, da allora, a inseguirla da un luogo all’ altro della Terra; appena la trova, vi si pone al centro, da solo, e in pose grandiose. Soltanto quando ne è davvero sazio, ne lascia qualche riverbero agli altri, avendo però cura che tanta munificenza non resti ignorata e si risolva in accrescimento del proprio prestigio”.
Ecco perché il Leone viaggia; non già per riposarsi, svagarsi, divertirsi (i re non so no mai in vacanza, “noblesse oblige”), bensì per porsi in luce o per donarne, della propria, a regioni e a genti che soffrono di esserne private e che rischiano così di essere inghiottite in qualche tenebra, naturalmente eterna. E’, se si vuole, un’impresa di colonizzazione sui generis, all’insegna della rappresentanza, dello splendore e della generosità. Il Leone punta verso località di grande prestigio mondano, si accompagna a gente devota e importante (non troppo, però, perché altrimenti il suo primato verrebbe posto in discussione) che comporrà la sua piccola, ma luminosa corte; e prodigo di consigli, di mance, di bei gesti; esige un trattamento particolare, rispetto e deferenza.
Addomesticare e sedurre un Leone è, in fondo, una cosa facilissima, purché non manchino, nel vostro bagaglio, granelli d’incenso, un tronetto (per lui) e un inginocchiatoio (per voi). Organizzategli anche qualche ovazione, grandiosa e spontanea; ne va pazzo. All’udirla, si mette subito a ronfare. Le perplessità, i silenzi, l’imbarazzo o la critica dell’altro invece lo irritano e gli fanno fiutare il delitto di “lesa maestà”.

Palermo e Monreale, Antille e Florida

In Italia la regione più segnata dal Leone è la Sicilia. Questa è la terra che già Omero celebrò come isola del Sole, qui è la Conca d’Oro; qui la storia e il costume mostrano il senso dell’”onore”, la munificenza dell’ospitalità, la galanteria non esente da gentilezza e protezione cavalleresca; probabilmente qui la nascita della tragedia teatrale come rito e cerimonia solare; soltanto qui, nel teatro dei Pupi, restano vivi gli eroi carolingi; qui, ancora, il gusto del fasto, del titolo, della gerarchia (”Vossia”, “Baciamo le mani”, “Per servirvi”, ecc.); la fierezza e la repulsione del servilismo. E non è raro notare in molti, magari in abito dimesso, un’aristocrazia interiore, non esibita e pur chiarissima, che è diventata una seconda natura: una superiorità che si direbbe innata, che non ha nulla a che fare col denaro e coi titoli.
Da visitare assolutamente, a Palermo, la Zisa, la Cappella Palatina, l’interno della Martorana, la monumentale facciata della chiesa della Pietà (esempio d’un barocco più solenne che agitato e convulso), il cortile e lo scalone di Palazzo Bongia, di gusto scenografico e teatrale, e tuttavia d’una imponenza non falsa.
E non si dimentichi Monreale. Se dal chiostro, cesellato d’oro, si passa al Duomo, di cui non si può immaginare nulla che sia insieme più prezioso e severo, raffinato e semplice, favoloso e vero, si pensa davvero che qui, e solo qui forse, Paradiso e Terra possano incontrarsi. Qui, avvolto in tanta gloria che non lo opprime, ma lo esalta e lo rispetta, anche l’uomo più povero può sentirsi re, ricordarsi anzi di essere sempre stato re. E, quel che è più miracoloso, indossare con naturalezza e semplicità la sua invisibile veste d’ oro.
Fuori d’Italia, una evidente segnatura leonina è riscontrabile nella zona delle Antille. Qui Colombo (probabilmente nativo del Leone) piantò il vessillo del Leone di Castiglia; qui personaggio di grande prestigio è il leader cubano Castro, egli pure del Leone; qui, ad Haiti, per l’esattezza, si è assistito alla trasmissione, per via ereditaria, della carica di presidente della Repubblica a vita (i Duvalier): la dittatura reale sotto l’apparenza della democrazia.

Certamente legata al Leone è Miami, in Florida, di fama internazionale, la cui fortuna, stabile, si legge nell’aspetto della città, oltremodo lussuoso, e poggia sulla moda dei miliardari americani; e pure legata al Leone è Las Vegas, la capitale del gioco d’ azzardo, del divertimento, dello spreco, della “festa perenne”. Una vera jungla di luci colorate, tra le quali il Leone, invece di pregare Dio, si sentirà Dio egli stesso e si cimenterà in qualche miracolo. Che sarà “kolossal”, si capisce.

Acquario

Intorno e dentro all’uomo
Spirito cosmopolita, tollerante, libero, anticonformista, amante del nuovo e dell’avventura, l’Acquario ama molto viaggiare. In un modo o nell’altro egli fa anzi della sua vita un viaggio continuo, intorno e dentro all’uomo, perché ama, d’un amore non passionale ma libero, tutta l’umanità senza appartenere a nessuno in particolare. Conoscere di più, per “essere” di più; e questa la motivazione del suo agire. Condizionamenti, limiti, riti quotidiani, col loro corredo di ripetitività inevitabile e il loro supporto di meccanicità, gli riescono insopportabili.
Partenza, programma, destinazione, abbigliamento, tappe,compagnie, vitto, tutto deve essere “a modo suo”, che non è mai però quello “regolare”. La regola, l’ordine, la tradizione, il buon senso tranquillo, il pacifico parere dei più gli riescono inautentici.
Porta con sé il bagaglio indispensabile; indossa capi pratici e sportivi, non particolarmente eleganti; si adatta anche a condizioni disagiate e a un vitto non sempre eccellente; non frequenta ristoranti e night alla moda perché là dove c’è molta gente egli si aspetta anche di trovare molta stupidità.
Viaggiare con un piccolo gruppo di amici, con cui sia facile essere in “sintonia”, e che come lui amino le novità e la libertà, e l’ideale. Se no, resta solo. E’ talmente ricco di interessi interiori che non se ne rattrista, e contrae facilmente, nei posti più disparati, nuove amicizie. Adora gli imprevisti, le stranezze, le irregolarità. Non manda cartoline al partner e agli amici, ai quali non pensa più per nulla; dimenticherà per via notes, documenti, occhiali; ma ricorderà per sempre quello straniero che, magari per lo spazio di soli dieci minuti, ha aperto fraternamente, a lui straniero, la propria casa e la propria anima.
Aborre i privilegi che il Leone adora e detesta chi li pretende per sé per segnare così il proprio distacco dalla comune umanità. Perciò organizza geniali beffe ai danni delle persone “a posto” e autorevoli: il controllore, la guardia, la signora ingioiellata e spocchiosa, il sacerdote pasciuto e rubizzo, il bancario in completo grigio, l’albergatore dal sorriso standard stampato sui faccione.

Venezia e poi Parigi, New York e la California

In Italia le regioni più “acquariane” sono quelle che, prima e meglio delle altre, hanno accolto il verbo dell’acquariana civiltà illuminista, cioè il Piemonte, la Lombardia, il Veneto: qui le prime riforme, le prime lotte per la libertà, le prime “gazzette”, i primi complessi industriali. Venezia più delle altre conserva ancora le tracce evidenti della sua cultura cosmopolita. L’Acquario farà bene a visitarla in occasione del suo giovane ma già famoso Carnevale, che richiama nella gioia e nella festa d’un vasto incontrarsi di oggi la letizia della società d’un tempo. No invece alla Venezia morbida, solitaria, dorata e decadente, sfumata, magica e fiabesca, che ha una diversa segnatura astrologica.

In Europa la città più acquariana è Parigi, capitale di tutti i movimenti artistici e culturali d’avanguardia, e centro permanente d’una continua rivoluzione intellettuale, e perciò guardata con ammirazione, ma anche con sospetto e rancore dal resto della Francia, che è tradizionalista e conservatrice. Qui il nostro turista dovrà visitare i quartieri degli artisti e, ricordando la rivoluzione del 1789 e quella della Comune del 1871, la Bastiglia, il Municipio, l’Hotel de la Ville, dove il giacobino Robespierre visse le sue ultime ore (astrologicamente, lo si deve notare, Robespierre aveva l’Ascendente in Acquario e Urano nella prima casa).
Fuori d’Europa il paese più legato all’Acquario sono gli Stati Uniti. Molte ed eloquenti le ragioni del rapporto: nel costume nazionale l’ammirazione per colui-che-si-è-fatto-da-sé; la diffidenza per qualsivoglia privilegio, il culto della libertà, la fede nel valore civile della scienza, il giovanile ottimismo commisto ad avventurose utopie (L’happy end, risolutore e definitivo!), l’interesse per tutto ciò che è nuovo e proiettato verso il futuro, la “sfida” (parola tipicamente acquariana) americana; nella storia, la stragrande maggioranza di presidenti segnati dall’Acquario o da Urano (spesso da tutti e due, come fu il caso di Roosevelt); nella carta oroscopica della Dichiarazione (Filadelfia, 4 luglio 1776) il trovarsi di Urano all’Ascendente e dell’Acquario, con la Luna al medio cielo; e l’essere considerato Abramo Lincoln, un fortissimo Acquario, il padre spirituale della nazione. Tappe obbligate del viaggio: Washington, con visita al Lincoln Memorial; Filadelfia (il cui nome tipicamente acquariano, vale “città dell’amore fraterno”) dove vene firmata la storica Dichiarazione, Detroit (Michigan), capitale mondiale dell’automobile (sede della Ford, della Chrysler e della General Motors); la California, con puntate a Hollywood, centro della nuova arte cinematografica, e San Francisco, gaia, colorita e rumorosa mecca di tutti i “diversi” che qui si ritrovano un po’ meno “diversi”, e molto più “uguali”.
Ma l’Acquario che voglia soddisfare non solo la sua ansia di conoscenza ma anche il suo senso umanitario non dimenticherà di visitare i luoghi dove, nella lotta per la libertà, molti sono rimasti soccombenti: i quartieri negri, i sobborghi di New York (e anche la 42esima) e di Washington; le “riserve” dove vivono gli ultimi pellerossa, e in specie quella di Wounded Knee (South Dakota).
Il cammino della libertà non è terminato. La sfida va sempre rilanciata, la scommessa e il rischio della ribellione in favore dell’uomo-più-umano devono e possono essere accolti di nuovo. Il mito di Icaro continua a riverberare la propria vicenda sul flusso della nostra storia.

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