Viaggiare sotto le stelle

giugno 14, 2015 on 8:44 am | In Affinita' d'anima, Amici, Astri, Astrologia, Emozioni, Evoluzione, Segni zodiacali
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Furono scritti per la Rivista Sirio questi sei articoli da Mario Zoli che ora non c’è piu’. Nacque nel 1939 a Faenza ed è morto nel 1995, pubblico anche il suo tema natale dove non è insolito trovare un Sole in Gemelli e in nona casa quindi una attrazione per il viaggio….è una penna astrologica piacevolissima, cosi li propongo a chi desidera spunti per una partenza astrologicamente piu’ affine.

MARIO ZOLI TEMA NATALE

 

Ariete

Per lui ogni viaggio è un blitz

Ardente e impulsivo, intollerante di esitazioni, dubbi, lungaggini e troppo caute progettazioni, il nativo dell’ Ariete compie l’esperienza del viaggio al pari di tutte le altre: con fuoco.

Poco denaro gli può bastare, dato che non ha molte esigenze personali; e, di questo poco, il più lo spende per spostarsi il più rapidamente possibile da un luogo all’altro. Pochi, o pochissimi, i capi di vestiario che porta con sé (si ridurrà poi a indossare per giorni e giorni la “tenuta” più comoda e “giovane”: jeans, maglietta, scarpette sportive); nessuna esigenza di un’alimentazione raffinata e di un soggiorno comodo; poco interesse per i locali alla moda, nei quali un certo “contegno” è d’obbligo.

Non gli importa neppure di essere solo o in compagnia. Se è solo, non soffre di solitudine, perché ogni nuova esperienza gli riesce eccitante; se è in compagnia, occorre che tutti gli altri, in un modo o nell’altro si adattino al ruolo di gregari. E’ lui il capo, è lui a “dare il tempo e il tono”. In cambio, la sua presenza è delle più stimolanti; a contatto con la sua franchezza, spesso brutale ma sempre candida e innocente, si è spinti, e talvolta costretti, a fare i conti con la verità (della nostra ignoranza, pavidità, abulia, ad esempio), la cui faccia, come si sa, non è mai stata dichiarata bella da nessuno. Lo si può amare con forza o detestare con forza non minore, ma certamente non lo si può ignorare.

In Italia la sua città è Firenze

La città italiana più collegata – e il nesso riesce molto persuasivo – al segno dell’ Ariete è Firenze, insigne per la sua storia, ricca di personaggi illustri, ed è perciò qui che indirizzo il nostro viaggiatore.

Ma ecco, più specificatamente, le relazioni che fanno di Firenze una città arietina: la stilizzazione dello stemma che ricorda molto da vicino quella della sigla dell’ Ariete; il genio fiorentino, acre e aggressivo; l’antichissima relazione, testimoniata da Dante, tra il dio Marte (il pianeta corrispondente e “signore” del segno) e la città; il ruolo di leadership e d’avanguardia che Firenze ha ripetutamente ricoperto nel corso della nostra storia letteraria e artistica, e quella notissima caratteristica della sua pittura – la linea che “taglia” e che nel “taglio” definisce e distingue – che la differenzia così nettamente, ad esempio, da quella veneta, legata invece a un cromatismo dorato e avvolgente.

Firenze
Ogni itinerario turistico consigliato da una buona guida va bene, purché non manchi una sosta davanti al celebre “David” di Michelangelo. E’ davvero singolare che una personalità artistica così segnata dalla lotta e dall’ardore, quale quella del grande scultore, abbia sentito tanto profondamente, in David, quella quieta fierezza e nobiltà dell’uomo che si esprime nell’affrontare, certo di sé, ma non tronfio, il pericolo.

All’estero il suo paese è Israele

Fuori d’Italia, il paese più legato al segno dell’ Ariete è certamente Israele. Anche qui le ragioni della connessione sono molteplici: il nome stesso che associa El (Dio) alla parola “lotta” (con riferimento al combattimento che Giacobbe, poi detto Israele, sostenne con Dio); il valore di inizio-rinnovamento che vi ha il rito dell’agnello pasquale (la Pasqua si celebra col Sole nel segno); la pratica della circoncisione.
Gerusalemme

E ancora: il rapporto di conflittualità, comprensivo di ribellione, sfida, spargimento di sangue, che la Bibbia presenta tra il padre-capo-re-sacerdote e il figlio primogenito (ad esempio Dio-Adamo; Dio-Lucifero; Abramo-Isacco; Noè-Cam); il fatto che la più evidente caratteristica del maggiore e più onorato dei suoi re, Davide, fosse, come tutti gli studiosi riconoscono, la violenza; e, ancora, la dominante marziana che si coglie negli oroscopi degli uomini e delle donne che in un modo o nell’altro hanno fatto la storia di questo paese. Il nostro nativo visiti Gerusalemme, e tutti i luoghi in qualche modo collegati al sacrificio dell’agnello Cristo. E poi i luoghi delle Crociate, per la stretta connessione che egli stabilisce tra spada-croce-sacrificio-sangue. Necessaria dunque una visita alle cinte di Cesarea (Queisari) e San Giovanni d’ Acri (Akko).

Bilancia

Non creategli inutili problemi

Il nativo della Bilancia si prepara al viaggio, generalmente con calma, cercando di ridurre al minimo gli imprevisti e di trarre così dalla progettazione, come da ciascuna tappa del viaggio stesso, il massimo del comfort.

Gli piace una compagnia discreta, non troppo rumorosa né numerosa; un bagaglio ragionevolmente fornito di capi di vestiario adatti per diverse occasioni, e ancor di più gli piace “godere” il viaggio (niente corse, per carità! e niente strapazzi!), sfruttando ogni occasione per raffinare il proprio senso estetico e approfondire la propria cultura.

Soddisfatte queste sue esigenze, il nativo della Bilancia sarà un ottimo compagno: paziente, misurato, tollerante. Abbiate però cura di non irritarlo con volgarità, luoghi comuni, e di non costringerlo a prender partito, subito, e senza accurata ponderazione dei “pro” e dei “contro”, tra un “sì” e un “no” rigidamente definitivi e soprattutto in rapporto di reciproca esclusione.

Il Bilancia-Venere si lascia guidare, nella scelta dell’itinerario, da esigenze artistiche, o, a livello più modesto, edonistiche; ma il Bilancia-Saturno (Venere e Saturno sono i pianeti collegati al segno) da esigenze culturali, filosofiche, nel mezzo delle quali sta, centrale, il problema della giustizia, del diritto e del dovere, della forza, brutale e distruttrice, della violenza e di quella, razionale e pacificatrice, della non-violenza (Gandhi).

Vienna rispecchia il suo stile

La città più “firmata” dalla Bilancia è Vienna, dove gli stili architettonici più disparati hanno trovato una coesistenza, forse un po’ artificiale (e la disponibilità della Bilancia è spesso prossima all’ artificio e/o all’ affettazione), tuttavia armonica. Riferimenti alla Bilancia sono pure il cosmopolitismo, lento e pacioso, della città; la sua amministrazione, cauta e senza scosse, che è stata capace di assorbire, e svigorire anche, pulsioni eterogenee; la sua musica, lieve e festosa (e questa, alla fin dei conti, la patria del valzer e dell’operetta!); il suo edonismo, placido e non greve.

Vienna

Una volta giunto a Vienna, mete che considero d’obbligo per il nostro turista sono dunque il Prater, col vasto parco circostante; il castello di Schonbrunn, splendida residenza Imperiale nei secoli XVIII e XIX; il teatro dell’Opera; il palazzo del Belvedere, costruito nel primo Settecento per il principe Eugenio; la cattedrale di Santo Stefano.

Il Tibet è la sua meta

Fuori d’Europa il paese più collegato alla Bilancia è, secondo l’opinione . pressoché concorde di vari astrologi, il Tibet. Nella relazione vibra qui, anziché la nota venusiana, quella saturnina, evidente nell’influsso che la religione – monastica – ha avuto sulla cultura e la storia del paese, la cui politica è stata caratterizzata da un difficile equilibrio tra India e Cina. Il particolare buddhismo tibetano, incentrato, come quello classico, sul controllo e 1o “spegnimento” delle passioni, fuorvianti per la loro violenza, ha però accolto (e anche qui sta una nota “bilancina”), in un’operazione sincretistica, precedenti credenze animistiche. Al nostro viaggiatore Bilancia, ma non solo a lui, consiglio la visita di Lhasa, città sacra del Tibet, e di Potala che, già sede del Dalai Lama, è tutt’insieme monastero, rocca e reggia.

Toro
Però non fatelo faticare
Concreto, realistico, amante del comfort, incline ad assaporare – e senza fretta – qualsivoglia esperienza da cui possa trarre un qualche piacere, il nativo del Toro ama programmare ogni viaggio con sufficiente anticipo e solido senso dell’organizzazione. Niente improvvisazioni, bando agli imprevisti, “no” a tutte le eccentricità e ai fuori-programma e “sì” invece a tutto ciò che renda il viaggiare il più piacevole possibile. Spendendo, si capisce, ragionevolmente, e dunque non troppo.
Ama la compagnia, sopporta male la solitudine; socievole ed espansivo, è pronto a qualche rinuncia pur di assicurare serenità e piacevolezza alla vita di gruppo; riduce i contrasti e, all’opposto, esalta le “consonanze”, in modo che lo stare insieme riesca non solo utile, ma anche gradevole.
Potendo, evita la fatica; vuole sostare, indugiare, appagare non solo il senso del “gusto” ma anche quello della vista. Dinanzi a un panorama o a una statua, non s’accontenta di “capire”: vuole guardare fino a sentire ciò che vede come parte di sé.

L’Emilia è il suo ritratto

Bologna

La regione italiana più “taurina” è certamente l’Emilia, col suo capoluogo, Bologna. Le ragioni dell’ associazione sono tante, e tutte persuasive: la particolare, rinomatissima cucina; l’ affabilità, la cortesia, la concretezza della sua gente; la lenta cadenza della parlata, indugiante sulle vocali toniche quasi con una voluttuosa mollezza (una parlata poi che è segnata da molti suoni palatali e gutturali e cioe di “gola”!); la frequenza delle “ugole d’oro”, così nel campo della musica lirica come in quello della leggera; la repulsione per ogni sapere astratto e avulso dal reale (cfr. la “maschera” bolognese del dottor Balanzone); l’ormai tramontata istituzione goliardica che dissolveva l’ oscenità, del resto non morbosa, in un sano istinto vitale; la bonaria tolleranza e la socialità che si traduce nel vistoso fenomeno della grande diffusione dell’istituto cooperativistico; il concetto stesso della città come luogo familiare, da cui l”‘invenzione” dei portici, che portano, com’è giustamente stato notato, la strada sotto casa e la casa in strada; qui è davvero bello passeggiare, sostare, indugiare, ammirare le stupende vetrine, una vera festa per gli occhi.

Per lui Asia Minore e Cipro

Non altrettanto agevole è indicare quale paese straniero corrisponde al Toro. La toponomastica conserva in tantissime regioni, infatti, tracce dell’antichissimo culto del toro (cfr. Torino, Taormina, Tauro, Tauride). Tuttavia, nonostante l’ampio ventaglio di opinioni manifestate al riguardo da autori antichi e moderni, si presenta una certa concordanza sia per la vasta regione che va dall’Asia Minore al Golfo Persico, sia per l’isola di Cipro. Per la prima, opto per la zona compresa, a sud del Tauro occidentale, tra i centri di Antalya, Maras, Adana, Gazientep e Tarso, patria dell’apostolo Paolo.
Una “prova” della “taurinità” della Turchia è data dal fatto che colui che è considerato il padre della Turchia moderna e che ne promosse con metodi decisi e tenaci il processo di modernizzazione in senso occidentale fu Mustafa Kemal Ataturk, che aveva nel segno del Toro, col Sole, anche Venere, pianeta-signore del segno, e Giove e Saturno.

Cipro

Una connotazione “taurina” del costume nazionale è poi la “festa dei dolci” che chiude il digiuno del Ramadan e durante la quale il tradizionale regalo è il “nevruz” che si offre ad amici e parenti. Quanto a Cipro, l’isola meravigliosa è ritenuta, da una tradizione mitica assai antica e concorde, la patria di Afrodite-Venere. Da visitare assolutamente: il “giardino di Cipro”, nell’ entroterra di Kyrenia; l’antica Amathus, celebre per il culto della dea, e soprattutto l’indescrivibile mare che si apre davanti a Pafos: è da quelle acque azzurro-viola che sarebbe nata, sorridente e luminosa, Afrodite. Nulla meglio di questo mito e nessuno meglio di un Toro può testimoniare che il mare, la vita e l’amore hanno un’anima “femminile”.

Scorpione

Per carità, niente frivolezze
Delle comodità che piacciono tanto al Toro, lo Scorpione non sa che farsene; le chiama, bruscamente, “frivolezze”. Perciò non ha bisogno, per viaggiare, di lunghi preparativi e di programmazioni minuziose. Né gli importa di essere solo o in compagnia. In quest’ultima ipotesi, esige però che il viaggio sia emotivamente e culturalmente molto stimolante. Non ama sostare nei locali alla moda, essere elegante, perdere tempo in ‘banalità”: vuole invece “conoscere”, e conoscere la sostanza, l’essenziale che sta al di là delle apparenze e del luogo comune. Di un’opera d’arte, ad esempio, più che l’esito estetico, vuol conoscere la fatica, il sudore, le lotte che quell’impresa è costata, i veri scopi (spesso non limpidi) per cui essa venne compiuta.
Assai intelligente, acutissimo, pronto ad ammirare l’ingegno altrui, ma non disposto ad abbassare la guardia davanti a quattro frasi fatte, specie se confezionate con grazia, costringe con la sua sola presenza i compagni di viaggio (e ogni tanto con una frecciatina velenosa) a farsi critici, prima che di ciò che vedono, di sé stessi e del loro bagaglio culturale.

Un legame tutto siciliano

Oltre che vistose segnature leonine, che si esprimono in munifica ospitalità, nobiltà di sentire, fierezza di modi e splendore di forme, la storia e il costume di Sicilia presentano pure valenze dello Scorpione: acutezza intellettuale, con aperture al metafisico e al grottesco, senso tragico della vita, concezione sacra del lutto e della morte. La tradizione addita in Messina (Zancle, in antico, e cioè “falce”) la citta più legata al segno. Sullo stretto pericoloso il mito pose infatti i terrificanti mostri Scilla e Cariddi. E qui il terremoto, due volte (nel 1783 e nel 1908) produsse catastrofi.

Messina

Il turista che visiti la città non dimentichi di sostare davanti allo splendido Duomo di origine normanna, e all’antistante fontana di Orione, il cui. nome, associato a una mitica vicenda di folle sfida alla divinità e di tremenda punizione, si lega più che mai alla simbologia dello Scorpione.

In Germania come Faust
Benché qualche astrologo voglia legare al Toro la Germania (per la concretezza e la praticità dei tedeschi e il loro culto dei piaceri della vita), a me par più giusto associare questo paese al segno dello Scorpione. Siamo sulla stessa fascia zodiacale, ovviamente, e questo spiega la polarità taurina, ma l’accento deve battere su quella opposta.
Le ragioni sono varie: la “marzianità” della nazione, caratteristica colta già da Cesare e Tacito (ma si tratta d’una “marzianità” non solare, bensì dura e tenace, com’è dello Scorpione); la “durezza” della lingua, adattissima al comando militare e per nulla musicale; l’idea della morte, come annullamento totale, che corre come motivo costante per tutta la cultura tedesca, fino a stampare la propria ombra sull’ironia (”Golgen-humor”, umorismo da forca); il fatto che in Germania sia nata la leggenda di Faust, storia dell’uomo che, con la magia nera, vuole asservire a sé il diavolo per ottenere un potere che non gli è dato; l’impronta tragica che ebbe qui il romanticismo; le miniere di carbone e le industrie siderurgiche; lo spazio che diedero, nella loro opera, al problema del male tre geni nazionali come Lutero, Goethe, Schiller, tutti segnati potentemente dallo Scorpione; e ancora il numero straordinario di filosofi, scienziati, pensatori, accomunati da qualità intellettive tipicamente scorpioniche: acutezza, penetrazione, profondità. Per “sentire” l’anima scorpionica della Germania consiglio al nostro viaggiatore di visitare i boschi e i castelli delle valli del Reno e della Mosella: sono esperienze indimenticabili.

Duomo di Minden

Se poi si vuole “toccar con mano” quanto il fascino del demoniaco, testimoniato da antiche tradizioni popolari, continui a imporsi all’anima tedesca, si vada a Blocksberg, nell’Harz, la notte di Walpurgis (30 aprile-l maggio), quando, secondo la leggenda, con la riunione delle streghe, le forze del Male raggiungono il culmine della loro potenza. E per capire quanto un’intera comunità “senta” la morte, si vada a Minden, in Westfalia, la Settimana Santa per la Via Crucis. Per tre giorni, dal giovedì alla domenica di Pasqua, ogni attività è sospesa. A turno, tutti gli abitanti, vestiti d’un saio scuro, la testa coperta così da non essere riconoscibili, recano per un lungo percorso una pesante croce di legno.

Gemelli
Sempre con la valigia in mano

Il nativo dei Gemelli è un viaggiatore nato. E’ sempre in movimento, e se il lavoro lo costringe a una relativa staticità morde il freno e non si lascia sfuggire una sola occasione per essere – o con la parola o con la mente – altrove. Spostamenti, viaggi, contatti con persone diverse e in qualche modo “curiose” sono per lui indispensabili.
La sua irrequietezza ha qualcosa di febbrile, che se lo mantiene a lungo giovane (la giovinezza del Peter Pan!) e disponibile a svariate esperienze, cui va incontro con una specie di divertita amoralità, lo intrattiene però a lungo al di qua della soglia della “maturità”. Il suo rischio è quello di vivere il simbolo della “conoscenza”, che lo segna, al livello inferiore dell’essere informati, dello scambio – non approfondito – di comunicazioni, dell’incapacità selettiva mista a una farragine di notizie (tutte attuali!) entro le quali egli non distingue l’oro dall’orpello.
Poche ore di preparazione gli bastano per essere pronto a partire. Non ha, di norma, esigenze particolari di confort, vestiario, vitto. L’importante è che il luogo ove si va sia “nuovo”, e che in un modo o nell’ altro sia “interessante”; e così che “nuova” sia la compagnia, e possibilmente giovane e divertente. “No” alla gente volgare, ma “no” anche ai tipi troppo seri, a certi programmi troppo tradizionali e scontati.
Il Gemelli detesta star fermo, e perciò non chiedetegli di pazientare in coda davanti a qualche sportello, di sostare attento dinanzi a un capolavoro d’arte che il cicerone illustra con abbondanza di particolari, di non sbuffare e di non mordere il freno attendendo che il cameriere del ristorante venga a servirlo. Molto volentieri si ferma invece, senza accorgersi del tempo che passa, dovunque ferva il movimento: nel centro della grande città, fitta di via vai, nelle hall degli alberghi, andirivieni d’una svariatissima e policroma fauna umana che egli osserva divertito e incuriosito. Ama perciò i Paesi stranieri, per lui inesauribile miniera di “novità”.

Londra
Il suo ritratto

Quanto accennato ci aiuta a comprendere perché il paese dei Gemelli sia la Gran Bretagna, e particolarmente la sua capitale, Londra. Là “news” significa insieme “novità” e “notizie”; là è la patria del giornalismo; là convivono, in una tradizione di ironico distacco (chi non ricorda il tipico humour inglese?), slanci innovatori e conservatorismo scettico; là vigono da secoli il bipartitismo e il bicameralismo.
E’ ancora inglese la gloria teatrale (la maschera, il doppio, il binomio finzione-verità sono compresi nella gamma dei simboli del segno) e così la tradizione del paradosso, del “nonsense”, dell’antidogmatismo. Non è quindi un caso che il paese sia assurto alla “massima potenza con due regine – Elisabetta I e Vittoria – tutt’e due molto segnate astrologicamente da Mercurio. Ne è un caso che il primo giornale stampato, vivente Elisabetta, recasse nel titolo il nome “Mercury”.
Al nostro turista consiglio, dopo una visita alle università di Oxford e Cambridge, una sosta dinanzi al n. 10 di Downing Street, la modesta residenza del primo ministro; una non breve visita a Fleet Street e ai vicoli adiacenti (e il regno della stampa: 19 quotidiani per 20 milioni di copie di tiratura!). Altra tappa d’obbligo una puntata a Bloomsbury, nel West End, il quartiere delle case editrici e degli intellettuali.

Se il viaggio avviene d’ estate, il nostro amico si rechi pure a Stratford-on-Avon in coincidenza col festival shakespeariano (in questa paese ebbe i suoi natali il grande William): il nativo dei Gemelli ama il teatro e in questa occasione avrà modo di assistere a messinscene estremamente suggestive e stimolanti.
Ma sarebbe un delitto tornarsene a casa senza essere stati, di domenica, allo Speaker’s Corner di Hyde Park, ove, su modestissime “tribune”, è consentito a tutti di parlare, e di qualsivoglia argomento, a chi abbia la bontà (o la pazienza) di ascoltarlo. La patria delle libertà (qui furono emanate le prime leggi sulla libertà di pensiero, stampa, associazione) conserva così, nei connotati della consuetudine antiretorica, il culto di quella libertà da cui derivano le altre: quella di parola.

Sagittario
Scoprire, conoscere, scavare

Anche il nativo del Sagittario ama viaggiare. Ma in modo opposto al suo compagno dei Gemelli. Il “movimento”, il “viaggio” che lo attraggono non si misurano a chilometri, non si confondono coi velocissimi e strabordanti bla-bla, con una ridda di notizie eterogenee, curiosità e pettegolezzi vari, ai quali sempre indulge il Gemelli. Egli viaggia per “conoscere” gli uomini, la loro storia, il loro passato, la loro vita, la loro cultura. Vicina o lontana che sia la sua meta, ad essa il Sagittario si volge con l’animo di un esploratore, un po’ saggio, un po’ fiducioso nella missione che il “destino” gli ha affidato, un po’ utopista.
Vedere molta gente, molti paesi, udire il suono di molte lingue non è perciò indispensabile a lui come al Gemelli. L’importante è conoscere, saldare la coscienza del presente con quella del passato, lo spirito con la materia, senza inquietudini o fretta, e, attuata la sintesi, volgersi al futuro con ragionevole speranza.
Candido, ottimista, pacifico, portato a conciliare e a far leva più su ciò che unisce che su ciò che divide, non ama essere solo, viaggiando. Un po’ di gente intorno gli è indispensabile, da istruire all’occorrenza, perché un po’ maestro paterno-paternalistico egli lo è sempre.
Non è male affidarsi al Sagittario per l’organizzazione del viaggio; egli conosce benissimo le esigenze di ciascuno e ne tiene conto; si informa di orari, sconti, vitto e alloggio e pianifica il tutto nel modo più conveniente. Non sarà il suo viaggio un’esperienza sconvolgente ne meno che mai shocking ma tranquilla sì, e riposante. Niente imprevisti, dunque, che per lui, 90 volte su 100, sono sgradevoli, ma un andare sul sicuro affidandosi alla “buona tradizione”.
La sua gaiezza placida, un po’ convenzionale forse, ma autentica e disarmante, vien fuori a tavola. Ha scelto con cura il luogo, il menu, il panorama. E lì, raggiante, presiede alla conversazione che ha cura di guidare verso notazioni umoristiche che rendano bello e divertente lo stare insieme. Tutti lo definiranno perciò, senza accorgersi di proclamare una verità astrologica, “un gran giovialone”. Giove, infatti, è il pianeta governatore del segno.

In Spagna per legarsi a Toledo

Concorde, la tradizione astrologica addita nella Spagna il paese del Sagittario, e nella città di Toledo, che ne fu capitale, alternandosi con Valladolid, fino al 1560, la città più legata al segno. E non si può negare che l’abbinamento abbia solidi argomenti dalla sua: più di ogni altro il concetto di missione religiosa, di evangelizzazione del “lontano”, di civilizzazione del “mondo nuovo” – nel segno dell’eredità culturale romano-cattolica – che sta alla base prima della “Reconquista”, poi dell’impresa coloniale.

Tra la fine del secolo XV e l’inizio del successivo la Spagna raggiunge l’unità politica e getta le basi per la costituzione di un vastissimo impero, che, “lontano” più di ogni altro, le assicurerà per qualche tempo gloria e ricchezza. Nello stesso lasso di tempo (un caso?) tutti i pianeti, dai più lenti ai più veloci, passano nel segno del Sagittario, esaltandone tutte le valenze, da quelle positive già indicate ad altre meno luminose: convenzionalismo, elefantiasi e immobilismo conseguente dell’amministrazione pubblica, disprezzo dell’iniziativa individuale e vacuo culto dell’apparenza, ipocrisia, incapacità di leggere i segni dei tempi.
A queste costanti la storia e il costume spagnoli sono stati esposti anche in questo secolo: la dittatura di Francisco Franco, il “caudillo” (un Sagittario: un caso anche questo?), ha attardato il paese ai margini della cultura europea, provocando la scissione polemica del “doppio” sagittariano: di qua un separatismo violentissimo, di là un autoritarismo che si appoggia alla tradizione di “Arriba Espana!”. E la giovanissima democrazia stenta a prendere forma.

A Toledo, il nostro amico non manchi di visitare la splendida cattedrale (sec. XIlI-XV), 1′”Ayuntamiento”, e il palazzo arcivescovile. Egli può qui meditare su un’ultima nota sagittariana (l’arcivescovo metropolita ha il titolo di primate di Spagna): il doppio è sempre problematico. L’espansione, il pacifismo, il paternalismo e la certezza di aver Dio dalla propria possono convertirsi nella miseria boriosa, nella intolleranza e nella persecuzione, nell’atrofia della ricerca intellettuale. Il vessillo che Colombo, al termine d’una splendida avventura, pianta felice sul suolo della Nuova Terra, da una parte; i roghi degli eretici e gli ebrei perseguitati, dall’altra.

Cancro
Per lui un luogo di sogno
Abitualmente il nativo del Cancro lascia malvolentieri il luogo in cui vive, specie se vi si sente unito da legami sentimentali che affondino le loro radici nell’infanzia. Ma se viaggia, il suo è una specie di pellegrinaggio sentimentale alla ricerca d’un luogo di sogno, al cui contatto e alla cui vista trarre conforto dalle scosse che la vita quotidiana arreca e che non mancano di infastidirlo o di ferirlo. Anche quando parte diretto a una località per lui nuova, non è mai l’avventura a spingerlo, ma la “recherche” di qualcosa del “tempo perduto” (la terminologia è qui intenzionalmente tratta da Proust, assai segnato dal Cancro).
Memorie, sogni, echi dell’infanzia, miti arcaici cui è rimasto tenacissimamente fedele possono condurlo ugualmente a recuperare la propria dimensione in una sorta di tempo “fermato”, idealizzato e perciò reso immune dagli assalti dell’altro tempo che consuma e corrode.
Dinanzi a difficoltà impreviste, come noie burocratiche, ritardi o piccoli disagi, egli presto si smarrisce e si deprime. E’ perciò bene che viaggi con una piccola compagnia discreta, in cui non manchi qualche persona un po’ più pratica di lui. Non sopporta le “marce forzate”, la gente rumorosa, i locali troppo affollati o quelli nei quali la moda impone di andare assolutamente, e detesta le persone invadenti, smargiasse, spaccone.
Assorto spesso, segue i suoi pensieri e i suoi castelli in aria, di immagine in immagine. Di frequente sembra essere “altrove”. Ma avrà per voi un affetto a tutta prova se dinanzi a un paesaggio – “romantico”, si capisce – darete voce alle sensazioni e alle memorie che in quello stesso istante gli passano per la mente. Che vi siate trovate – e sia pure una volta sola – sulla sua stessa lunghezza d’onda e che gli abbiate letto nell’anima, è qualcosa che egli non dimenticherà mai. Lo prende presto la nostalgia del ritorno. E se alla partenza amò essere solo, al ritorno ama trovare qualcuno che lo aspetti.

La Cina è tutta sua
Il paese più legato al Cancro è certamente la Cina. Stabiliscono la relazione diversi e probanti indizi: la Grande Muraglia che, come un filtro, un bozzolo o una placenta protesse il paese da ogni assalto-apporto dall’esterno, ma lo isolò anche nel culto del proprio passato; la coltura del baco da seta, animale lunare, il culto degli antenati, della tradizione, della famiglia, il tono acquoso, lucido, perlaceo della pittura tradizionale; l’elevatissima prolificità della popolazione; il carattere notturno e onirico del famoso “teatro d’ombre”.

E anche – ma qui si passa all’altra faccia del simbolo lunare – il rigido cerimoniale, cortese ma immodificabile, nel quale si spegne ogni spontaneità occasionale e individuale, ma si sottraggono alla modificazione-alterazione-cancellazione operate dal tempo ordinamenti ed educazione.

Da qui quell’inquietante senso della geometria così ben descritto da Goffredo Parise nel suo ”Cara Cina” (1966) e dal grande Kafka, celebre Cancro; da qui pure il nesso “rito-cerimonia-morte” (siamo sul versante infero, per così dire, del simbolo lunare) che Giacomo Puccini (Luna in Cancro al Medio Cielo) cantò nell’ultima delle sue opere, non a caso ambientata in Cina – al “tempo delle fiabe”, dice, significativamente, il libretto – e avente a protagonista, in Turandot, una gelida figura lunare. Al nostro turista consiglio di visitare la Città Proibita, a Pechino, e il Palazzo d’Estate. A sessanta chilometri circa dalla capitale, poi, oltre il passo di Nankow, egli può ammirare un tratto della Grande Muraglia.
Ma la città più legata al Cancro è certamente Canton, nel Kwangtung. Sorge al centro di una fitta rete di fiumi e di canali, e va famosissima per la produzione artigiana e manifatturiera di filati e tessuti di seta, avori scolpiti e oggetti in argento. Forse in nessuna altra parte del globo il passato è insieme così fiabesco, magico, suasivo e prezioso. E perciò qui il Cancro, anche se a migliaia di chilometri dalla sua città, può sentirsi, in indimenticabili attimi, “a casa sua”.

Capricorno

Poca spesa grande organizzazione
Per il nativo del Capricorno non è importante viaggiare solo (del resto egli sopporta benissimo la solitudine, che sembra, anzi, essergli naturale) o in compagnia. L’importante è che il viaggio sia ben organizzato, occasione di “otium” da una parte e di approfondimento culturale dall’altra; e soprattutto è importante che la spesa non sia eccessiva, data la sua naturale inclinazione al risparmio. Accorto, prudente, iper-razionale anche in giovane età e sempre molto-molto-maturo, sopporta bene imprevisti e ritardi, ed è prontissimo a dare una mano a chi ne abbia bisogno. Qualsiasi cosa accada, egli non è mai “sbalestrato”; sembra anzi che nulla esuli dal campo della sua previsione. Impossibile batterlo con la logica.
Lento e implacabile, frantuma pian piano tutte le argomentazioni dell’avversario di turno. E’ un leader nato. Ma, a differenza dell’Ariete, anch’egli capo, ma che costringe i gregari a tenere il suo ritmo, il Capricorno è paziente, lento e sa conciliare su una base di ragionevolezza le esigenze più diverse.
Nel viaggio, saranno la storia, la politica, l’ economia del paese che visita ad attrarlo, assai più che l’arte, e per protrarre una conversazione preziosa su qualcuno di questi argomenti dimenticherà, senza accorgersene, il pranzo o la cena.
E’ attratto dall’alta montagna rocciosa e inospitale, dal silenzio profondo che il grido d’un uccello o il mormorio d’un rivo non rompe ma esalta sovrano, dalla vista del ghiaccio entro il quale la vita si conserva, da tutto ciò che resiste inalterato all’ assalto del tempo.

In Messico… o sul monte Athos

Gli astrologi indicano, con una certa concordanza di pareri, in Città del Messico la meta ideale del Capricorno. A produrre una tale opinione sono evidentemente il fatto che la città sorge a circa 2300 metri di altitudine (la montagna è un simbolo capricorniano), che i suoi antichi re furono, oltre che guerrieri, sacerdoti e uomini di grandissima cultura, che i suoi astronomi, appena dopo il Mille, riuscirono a computare il tempo con una tale esattezza da superare i loro colleghi europei del medesimo periodo. E a indicare che sia la capitale antica, che si chiamava Tenochtitlan, e non la moderna, quella legata al segno del Capricorno concorrono le posizioni planetarie del novembre 1519 quando Hernan Cortes fu accolto nella città dal re Montezuma: un momento davvero storico e foriero di grandi eventi. A quella data Saturno e Plutone erano in Capricorno, opposti a Marte; una configurazione planetaria che sempre è stata associata a fatti di grande violenza e lotte.

Al nostro turista consiglio la visita alla piramide del Sole e al tempio di Quetzalcoatl, il serpente piumato. Per il turista che invece non voglia o non possa spingersi così lontano dall’Europa, meta altrettanto adatta è il Monte Santo, o Monte Athos, sulla penisola più orientale delle tre della Calcidica. Qui sorgono venti monasteri per anacoreti e cenobiti, rigorosamente vietati a tutte le creature di sesso femminile (animali inclusi!). Preghiere, solitudine, silenzio, distacco dal mondo, celle quasi a strapiombo sui mare e come scavate nella roccia stessa, figure d’uomini viventi che il visitatore associa d’istinto a quelle ieratiche viste in qualche icona o pittura sacra, di cui esse ripetono, con naturalezza, la maestà e la sacralità, sono le inconfondibili note di Saturno-Capricomo.

Qui, dove fu la sede dei primi anacoreti della cristianità (i santi Talele, Ilarione, Simeone lo Stilita, Giovanni Moschos), oggi è una piccola repubblica, costituita esclusivamente da monaci.
Il misogino che scelga questa meta e che abbia interesse per le cose d’arte visiti le antiche chiese della Grande Lavra (le cui pareti all’interno sono tutte coperte da affreschi dei sec. X¬XI), di Vatoped e di Chilandar. Ma non si stupisca, poi, di sentirsi, in tanta rarefazione ed elevazione, un po’ annoiato e stanco.
Leone

Portando sé stesso agli altri
Probabilmente un giorno verrà trovata, dissepolta dalle sabbie d’un qualche solitario luogo d’Oriente, una Bibbia astrologica, certamente apocrifa, e vi si leggera qualcosa di nuovo. “… E Dio disse: ‘Sia fatta la luce!’. E la luce fu fatta. Si udì allora, dal folto della foresta: ‘Ehi, tu! Tutta quella luce la voglio qua, su di me!”
Era il Leone. Il buon Dio, che se l’aspettava, sorrise sospirando, e non lo accontentò. Come da programma, affidò la luce al Sole, alla Luna, alle Stelle e al Fuoco. E il Leone, che della luce non può fare a meno, è così costretto, da allora, a inseguirla da un luogo all’ altro della Terra; appena la trova, vi si pone al centro, da solo, e in pose grandiose. Soltanto quando ne è davvero sazio, ne lascia qualche riverbero agli altri, avendo però cura che tanta munificenza non resti ignorata e si risolva in accrescimento del proprio prestigio”.
Ecco perché il Leone viaggia; non già per riposarsi, svagarsi, divertirsi (i re non so no mai in vacanza, “noblesse oblige”), bensì per porsi in luce o per donarne, della propria, a regioni e a genti che soffrono di esserne private e che rischiano così di essere inghiottite in qualche tenebra, naturalmente eterna. E’, se si vuole, un’impresa di colonizzazione sui generis, all’insegna della rappresentanza, dello splendore e della generosità. Il Leone punta verso località di grande prestigio mondano, si accompagna a gente devota e importante (non troppo, però, perché altrimenti il suo primato verrebbe posto in discussione) che comporrà la sua piccola, ma luminosa corte; e prodigo di consigli, di mance, di bei gesti; esige un trattamento particolare, rispetto e deferenza.
Addomesticare e sedurre un Leone è, in fondo, una cosa facilissima, purché non manchino, nel vostro bagaglio, granelli d’incenso, un tronetto (per lui) e un inginocchiatoio (per voi). Organizzategli anche qualche ovazione, grandiosa e spontanea; ne va pazzo. All’udirla, si mette subito a ronfare. Le perplessità, i silenzi, l’imbarazzo o la critica dell’altro invece lo irritano e gli fanno fiutare il delitto di “lesa maestà”.

Palermo e Monreale, Antille e Florida

In Italia la regione più segnata dal Leone è la Sicilia. Questa è la terra che già Omero celebrò come isola del Sole, qui è la Conca d’Oro; qui la storia e il costume mostrano il senso dell’”onore”, la munificenza dell’ospitalità, la galanteria non esente da gentilezza e protezione cavalleresca; probabilmente qui la nascita della tragedia teatrale come rito e cerimonia solare; soltanto qui, nel teatro dei Pupi, restano vivi gli eroi carolingi; qui, ancora, il gusto del fasto, del titolo, della gerarchia (”Vossia”, “Baciamo le mani”, “Per servirvi”, ecc.); la fierezza e la repulsione del servilismo. E non è raro notare in molti, magari in abito dimesso, un’aristocrazia interiore, non esibita e pur chiarissima, che è diventata una seconda natura: una superiorità che si direbbe innata, che non ha nulla a che fare col denaro e coi titoli.
Da visitare assolutamente, a Palermo, la Zisa, la Cappella Palatina, l’interno della Martorana, la monumentale facciata della chiesa della Pietà (esempio d’un barocco più solenne che agitato e convulso), il cortile e lo scalone di Palazzo Bongia, di gusto scenografico e teatrale, e tuttavia d’una imponenza non falsa.
E non si dimentichi Monreale. Se dal chiostro, cesellato d’oro, si passa al Duomo, di cui non si può immaginare nulla che sia insieme più prezioso e severo, raffinato e semplice, favoloso e vero, si pensa davvero che qui, e solo qui forse, Paradiso e Terra possano incontrarsi. Qui, avvolto in tanta gloria che non lo opprime, ma lo esalta e lo rispetta, anche l’uomo più povero può sentirsi re, ricordarsi anzi di essere sempre stato re. E, quel che è più miracoloso, indossare con naturalezza e semplicità la sua invisibile veste d’ oro.
Fuori d’Italia, una evidente segnatura leonina è riscontrabile nella zona delle Antille. Qui Colombo (probabilmente nativo del Leone) piantò il vessillo del Leone di Castiglia; qui personaggio di grande prestigio è il leader cubano Castro, egli pure del Leone; qui, ad Haiti, per l’esattezza, si è assistito alla trasmissione, per via ereditaria, della carica di presidente della Repubblica a vita (i Duvalier): la dittatura reale sotto l’apparenza della democrazia.

Certamente legata al Leone è Miami, in Florida, di fama internazionale, la cui fortuna, stabile, si legge nell’aspetto della città, oltremodo lussuoso, e poggia sulla moda dei miliardari americani; e pure legata al Leone è Las Vegas, la capitale del gioco d’ azzardo, del divertimento, dello spreco, della “festa perenne”. Una vera jungla di luci colorate, tra le quali il Leone, invece di pregare Dio, si sentirà Dio egli stesso e si cimenterà in qualche miracolo. Che sarà “kolossal”, si capisce.

Acquario

Intorno e dentro all’uomo
Spirito cosmopolita, tollerante, libero, anticonformista, amante del nuovo e dell’avventura, l’Acquario ama molto viaggiare. In un modo o nell’altro egli fa anzi della sua vita un viaggio continuo, intorno e dentro all’uomo, perché ama, d’un amore non passionale ma libero, tutta l’umanità senza appartenere a nessuno in particolare. Conoscere di più, per “essere” di più; e questa la motivazione del suo agire. Condizionamenti, limiti, riti quotidiani, col loro corredo di ripetitività inevitabile e il loro supporto di meccanicità, gli riescono insopportabili.
Partenza, programma, destinazione, abbigliamento, tappe,compagnie, vitto, tutto deve essere “a modo suo”, che non è mai però quello “regolare”. La regola, l’ordine, la tradizione, il buon senso tranquillo, il pacifico parere dei più gli riescono inautentici.
Porta con sé il bagaglio indispensabile; indossa capi pratici e sportivi, non particolarmente eleganti; si adatta anche a condizioni disagiate e a un vitto non sempre eccellente; non frequenta ristoranti e night alla moda perché là dove c’è molta gente egli si aspetta anche di trovare molta stupidità.
Viaggiare con un piccolo gruppo di amici, con cui sia facile essere in “sintonia”, e che come lui amino le novità e la libertà, e l’ideale. Se no, resta solo. E’ talmente ricco di interessi interiori che non se ne rattrista, e contrae facilmente, nei posti più disparati, nuove amicizie. Adora gli imprevisti, le stranezze, le irregolarità. Non manda cartoline al partner e agli amici, ai quali non pensa più per nulla; dimenticherà per via notes, documenti, occhiali; ma ricorderà per sempre quello straniero che, magari per lo spazio di soli dieci minuti, ha aperto fraternamente, a lui straniero, la propria casa e la propria anima.
Aborre i privilegi che il Leone adora e detesta chi li pretende per sé per segnare così il proprio distacco dalla comune umanità. Perciò organizza geniali beffe ai danni delle persone “a posto” e autorevoli: il controllore, la guardia, la signora ingioiellata e spocchiosa, il sacerdote pasciuto e rubizzo, il bancario in completo grigio, l’albergatore dal sorriso standard stampato sui faccione.

Venezia e poi Parigi, New York e la California

In Italia le regioni più “acquariane” sono quelle che, prima e meglio delle altre, hanno accolto il verbo dell’acquariana civiltà illuminista, cioè il Piemonte, la Lombardia, il Veneto: qui le prime riforme, le prime lotte per la libertà, le prime “gazzette”, i primi complessi industriali. Venezia più delle altre conserva ancora le tracce evidenti della sua cultura cosmopolita. L’Acquario farà bene a visitarla in occasione del suo giovane ma già famoso Carnevale, che richiama nella gioia e nella festa d’un vasto incontrarsi di oggi la letizia della società d’un tempo. No invece alla Venezia morbida, solitaria, dorata e decadente, sfumata, magica e fiabesca, che ha una diversa segnatura astrologica.

In Europa la città più acquariana è Parigi, capitale di tutti i movimenti artistici e culturali d’avanguardia, e centro permanente d’una continua rivoluzione intellettuale, e perciò guardata con ammirazione, ma anche con sospetto e rancore dal resto della Francia, che è tradizionalista e conservatrice. Qui il nostro turista dovrà visitare i quartieri degli artisti e, ricordando la rivoluzione del 1789 e quella della Comune del 1871, la Bastiglia, il Municipio, l’Hotel de la Ville, dove il giacobino Robespierre visse le sue ultime ore (astrologicamente, lo si deve notare, Robespierre aveva l’Ascendente in Acquario e Urano nella prima casa).
Fuori d’Europa il paese più legato all’Acquario sono gli Stati Uniti. Molte ed eloquenti le ragioni del rapporto: nel costume nazionale l’ammirazione per colui-che-si-è-fatto-da-sé; la diffidenza per qualsivoglia privilegio, il culto della libertà, la fede nel valore civile della scienza, il giovanile ottimismo commisto ad avventurose utopie (L’happy end, risolutore e definitivo!), l’interesse per tutto ciò che è nuovo e proiettato verso il futuro, la “sfida” (parola tipicamente acquariana) americana; nella storia, la stragrande maggioranza di presidenti segnati dall’Acquario o da Urano (spesso da tutti e due, come fu il caso di Roosevelt); nella carta oroscopica della Dichiarazione (Filadelfia, 4 luglio 1776) il trovarsi di Urano all’Ascendente e dell’Acquario, con la Luna al medio cielo; e l’essere considerato Abramo Lincoln, un fortissimo Acquario, il padre spirituale della nazione. Tappe obbligate del viaggio: Washington, con visita al Lincoln Memorial; Filadelfia (il cui nome tipicamente acquariano, vale “città dell’amore fraterno”) dove vene firmata la storica Dichiarazione, Detroit (Michigan), capitale mondiale dell’automobile (sede della Ford, della Chrysler e della General Motors); la California, con puntate a Hollywood, centro della nuova arte cinematografica, e San Francisco, gaia, colorita e rumorosa mecca di tutti i “diversi” che qui si ritrovano un po’ meno “diversi”, e molto più “uguali”.
Ma l’Acquario che voglia soddisfare non solo la sua ansia di conoscenza ma anche il suo senso umanitario non dimenticherà di visitare i luoghi dove, nella lotta per la libertà, molti sono rimasti soccombenti: i quartieri negri, i sobborghi di New York (e anche la 42esima) e di Washington; le “riserve” dove vivono gli ultimi pellerossa, e in specie quella di Wounded Knee (South Dakota).
Il cammino della libertà non è terminato. La sfida va sempre rilanciata, la scommessa e il rischio della ribellione in favore dell’uomo-più-umano devono e possono essere accolti di nuovo. Il mito di Icaro continua a riverberare la propria vicenda sul flusso della nostra storia.

Anche l’astrologa ha i suoi transiti

giugno 12, 2015 on 6:08 am | In Astri, Astrologia, Astropsicologia, Corpo-Spirito, Emozioni, Evoluzione, Miei Articoli, Pensieri, Per sorridere
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copertina anni 50

Saturno in prima opposto al Sole, Urano in sesta quadrato alla Luna, Nettuno in quarta quadrato a Mercurio come a dire ottimismo, fiducia, calma e pazienza, chiarezza di idee e sicurezza nelle scelte…..tutto condito da fluidita’ e facilita’ nel fare le cose e portare a termine i progetti……ce ne avessi uno di questi….tutto rema contro, ma l’astrologia è perfetta e dice vedi….con questi transiti vale la pena che ti incazzi?? Che poi ieri avevi pure la luna quadrata alla tua???La famosa luna storta??…..lascia andare….lo Zodiaco è una ruota, tutto passa e fluisce….anche l’Ego!!!!

AHHH….Saggia Signora Astrologia, chi ti conosce ti ama… 

Il tuo telefonino ti frigge il cervello

giugno 9, 2015 on 6:11 am | In Affinita' d'anima, Buono a sapersi, Evoluzione, Informazioni, Salute, Schifezze, Voglia di cambiare
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cervello fritto

 

Ricevo dal Dott. Angelo Bona medico psicoterapeuta

Certamente sai che l’esporti per lungo tempo della giornata alle radiazioni del tuo cellulare fa molto male. I telefonini portatili emettono onde simili a quella di un forno a microonde   con potenza più bassa, ma con la stessa frequenza. Le microonde riscaldano l’acqua contenuta nelle nostre cellule (riscaldamento dielettrico) e in misura minore influiscono sui lipidi e sugli zuccheri.
 
Parlando invece di proteine, una volta riscaldate dalle microonde esse  vibrano violentemente e i legami più deboli della catena di aminoacidi che le forma si spezzano. Le stringhe di aminoacidi si srotolano.
 
In alcuni condizioni il processo di denaturazione è temporaneo,  in altri casi è irreversibile : nell’uovo fritto, l’albume diventa bianco e si rapprende permanentemente.
 
Come se tu fossi esposto ad un forno a microonde, il tuo caro mobile phone  ti frigge il cervello.
 
La Agency for Research on Cancer (IARC) raccomanda estrema attenzione all’uso dei telefonini, ma attualmente non mi pare che ci sia una sensibilizzazione delle autorità: per caso ci sono troppi interessi in gioco?.
 
Vediamo con obiettività cosa mi svela la ricerca scientifica più aggiornata sulla nocività dei telefonini: per così dire valuto  “lo stato dell’arte”.
 
Seguimi nel percorso di verifica che ho compiuto questa mattina per te e per me.
 
Intanto spunta subito questo primo articolo che afferma la correlazione tra uso dei cellulari e i danni alla barriera ematoencefalica di topi esposti alle radiazioni elettromagnetiche dei cellulari.
 
Cosa è la barriera ematoencefalica? Beh, puoi considerarla un filtro, una membrana che non permette il passaggio di elementi considerati biologicamente nocivi (ad esempio molecole o composti chimici) e che sono presenti nel sangue. Si tratta di “setaccio” fondamentale per la tutela fisiologica del nostro encefalo. Cosa producono i cellulari sulla barriera emato encefalica?
 
Gli scienziati lo hanno studiato nei topi, ma non credere che siamo poi così diversi.
 
L’articolo afferma chiaramente che i cellulari emettono un campo di radiazione elettromagnetica che provoca danni alla barriera ematoencefalica, all’ippocampo ed alla corteccia con deficit conseguenti della memoria spaziale che consente al topo di crearsi una mappa  del territorio, dello spazio circostante.  Link 1 PMID: 25598203
 
In parole povere, ma chiare, i topi ne escono con il cervello fuso
 
Poi mi appare la cruda e drammatica  realtà: i telefonini incrementano il rischio di contrarre forme tumorali cerebrali quali il glioma, il meningioma, il neurinomaLink 2 PMID: 25738972
 
Non solo sono dannosi i cellulari, ma parimenti le reti WIFI, i cordeless phone,: una scoperta scontata, ma molto dura da sopportare una volta verificata.  Link 3 PMID:25466607
 
Voglio farti notare che nel link 2 Link 2 PMID: 25738972 viene considerato che  La Agency for Research on Cancer (IARC) debba valutare la pericolosità dei cellulari a livello 2A

 
Cosa vuole dire? 2A     Vuole dire probabile cancerogenicità per l’uomo.
 
Probabile? Vediamo ancora:  Pare proprio che i telefonini favoriscano l’insorgere del glioma cerebrale. Link 3 PMID: 25466607
 
Che dire allora della antenne di trasmissione dei cellulari, le cosiddette mobile phone base station? Dipendentemente dalla distanza dei residenti e dalla potenza dei trasmettitori possono verificarsi danni genetici, tumori, neurinomi del nervo acusticoLink 4
 
Potrei continuare a documentarti con ulteriori link e ulteriori references, ma mi pare che basti. Traiamo le debite conclusioni.
 
Se il fumo viene venduto come monopolio di stato non dobbiamo sorprenderci che i telefonini con il business che sottendono, vengano  tacciati pubblicamente di nocività. Dovrebbe comparire sul nostro cellulare la scritta identica che capeggia sui pacchetti di sigarette: nuoce alla salute!
 
Ancora un danno compiono silenziosamente queste “saponette radioattive” che tanto sono utili per la nostra comunicazione quotidiana.
 
Avete per caso notato che i cellulari alienano le persone e soprattutto i bambini e i giovanissimi? La iperconnettività da portatili sta creando una ipnosi di massa che aliena miliardi di persone divenute schizoidi, autistiche, depresse, dipendenti dai cellulari. Intere giovani generazioni stanno affogando dentro gli screens , schermi piccoli o grandi dove vivono la loro realtà virtuale.  Link5 PMID: 25595966
 
Si sta perdendo il senso della comunicazione, del percorso dell’anima. Anima, parola desueta che non interessa nessuna “app”. Link 6 PMID: 25771594
 
Numerosi studi scientifici mettono in correlazione l’uso eccessivo del telefonino con la depressione con l’alienazione dei giovani adolescenti. Link 7  PMID: 25586816
 
Come prima dritta ti consiglio: se hai un figlio portalo a giocare in un parco dove possa respirare ed interagire con gli altri senza usare continuamente  il cellulare. Il gioco interattivo cura la mente e   solleva lo spirito.
 
Poi ti chiedo di spegnere almeno alla notte i tuoi tanti cellulari, WIFI, reti wireless ecc. Vedrai che dopo una sana meditazione dormirai meglio non sottoposto all’elettrosmog che ti frigge i sogni e i neuroni. Link 8 PMID: 25771595
 

Partecipa al blog: Il tuo telefonino ti frigge il cervello: ti spiego perché. Dal blog AIIRe: non solo ipnosi medica.
 
Ora ti saluto ricordandoti che prima o poi questi miei articoli produrranno una conseguenza. Spero ardentemente positiva. Altrimenti mi portai sempre scrivere a  :
 
areacinquantunonevada@angelobona.stop.
 
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Per appuntamenti con il dott. Angelo Bona  tel 3279011694
 
Buona vita Angelo Bona

 

I Gemelli: li conoscete di Alice Pazzi

giugno 6, 2015 on 6:00 am | In Amici, Astri, Astrologia, Segni zodiacali
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gemelli gatti2

 

Secondo l’astrologia esoterica questo segno rappresenta la dualità dell’essere: la coscienza evolutiva e quelle involutiva, lo spirito e la materia. Aspetti quindi contrastanti fra loro, che provocano nel soggetto alti e bassi di umore e di comportamento, con la conseguenza di un’incostanza notevole, e di una continua contraddizione di comportamento che causa una forte dispersività. Il Gemelli dovrebbe, da questa incarnazione, apprendere la riflessione e la calma interiore; solo attraverso la meditazione riuscirà a realizzare la lezione che è venuto ad apprendere: la necessità di collegarsi al tutto senza ulteriori dispersività e riserve. L. Wolf

Che i Gemelli, primo segno governato da Mercurio nello zodiaco e primo dell’elemento di aria, amino follemente divertirsi non è certamente un mistero! E diamo anche per certo che in questo periodo il segno sia con tutti i riflettori puntati visto che questo Sole giocoso alberga nel segno dei Gemelli fino al 20 giugno.

Se avete intenzione di fare un viaggio o solo un weekend o volete semplicemente divertirvi veramente, prendete seriamente in considerazione una persona nata sotto questo segno per farvi compagnia. Non ne rimarrete delusi o annoiati, ve lo prometto !

I Gemelli sono dei chiacchieroni, vi potrebbe capitare di parlare moltissimo con loro e di tanti argomenti, di andare a finire a party alternativi e conoscere un botto di persone in una volta sola. Queste sono solo una parte delle caratteristiche che io amo dei Gemelli e con tutti gli eventi mondani che ci sono in questo periodo dell’anno che invita a uscire e, in vista delle prossime vacanze da organizzare, questo è il segno Top con cui divertirsi.

Qualche difetto non gli manca soprattutto con Mercurio retrogrado, ma questo fa parte del loro fascino. Sono così fantasiosi che si calano in realtà irreali anche ai loro occhi. Il trasformismo è una loro invenzione. Sono anche terrorizzati di non essere accettati per quello che sono, e credetemi sono tanta roba, ma non ci credono e si sottostimano.

Questo è un segno che ama pensare a un milione e più di progetti contemporaneamente, quello che gli viene in mente lo fa subito; per esempio, se desidera un oggetto non aspetta ma lo compra immediatamente, senza pensarci neanche un secondo. Dovete essere flessibili con loro perché mutano piani in continuazione. I progetti non sono mai statici, la voglia di vedere più sfaccettature di un progetto e anche la quantità di tempo da investirvi sono discontinue: sono fatti così! Il bisogno di cambiare è un fatto per loro istintivo e grazie alla loro intuizione, e anche a un senso psicologico innato, riescono a trarre vantaggio da ogni situazione, per cui sarà facile che gli arrida il successo.

Il Gemelli ha un cuore da bambino e se volete davvero divertivi organizzate qualcosa con lui che non sarà mai un amico appiccicoso. Fondamentalmente è libero, difficilmente si adatta a qualcosa che lo tenga stanziale, ha bisogno di spostarsi, di muoversi, di impegnarsi parecchio.

Sono persone spontanee e mentre alcune persone riescono a portare avanti un solo progetto per volta e per molto tempo, il Gemelli a prescindere non ci riesce. Abbracciano il cambiamento e si annoiano facilmente facendo la stessa cosa più e più volte. Amo moltissimo questa loro qualità, forse perché ho la Luna e la Venere nei Gemelli e li capisco profondamente, perché mi regalano sempre l’opportunità di parlare di qualcosa di profondo e appassionante e ne ho sempre un feedback arricchente.

Conversazioni coinvolgenti, emozionanti ed intriganti sono quelle che vi entusiasmeranno parlando con un appartenete a questo segno. In amore ha bisogno di calda e stimolante e quasi ininterrotta comunicazione d’Amore. Sono molto romantici e celebrali. Se riuscite a tenerli un po’ sulla corda, sempre incuriositi e mai annoiati avrete una buona probabilità di “vincerli” per sempre. Quindi proponetegli con entusiasmo un divertente fine settimana soprattutto avventuroso, un’intrigante serata, lasciate un discorso a metà, non ascoltatelo completamente. Infatti per farli soffrire e mai sia detto che lo facciate, bisogna tacergli o nascondergli qualcosa: la loro curiosità è tale che ne faranno un dramma. E vi inseguiranno finché avranno fiato.

www.alicepazzi.it

Malattia e destino: il valore e il messaggio della malattia il Cancro

giugno 3, 2015 on 7:42 pm | In Affinita' d'anima, Corpo-Spirito, Emozioni, Evoluzione, Olistico, Salute, Spirito-Corpo, Tratto da.......
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cancro51

Tratto dal libro
“Malattia e destino: il valore e il messaggio della malattia”
dei Dott. T.Dethlefsen e R.Dahlke
(edizioni Mediterranee)

Innanzitutto, bisogna prendere coscienza del fatto che ogni
globalità (unità tra le unità) da noi sentita o definita è composta da un
lato da molte altre globalità e dall’altro partecipa di una globalità molto
più grande.

Un uomo fa parte dell’umanità e consiste lui stesso di organi,
che sono parte di lui e al tempo stesso consistono di molte cellule, che a
loro volta rappresentano le parti dell’organo. L’umanità si aspetta dal
singolo uomo che si comporti in modo tale da essere utile all’evoluzione ed
alla sopravvivenza dell’umanità. L’uomo si aspetta dai suoi organi che
funzionino in modo tale da consentirgli la sopravvivenza. L’organo si
aspetta dalle proprie cellule che facciano il loro dovere, come è
indispensabile per la sopravvivenza dell’organo stesso.

In questa gerarchia, che potrebbe essere prolungata da entrambi
i lati, quella globalità individuale (cellula, organo, uomo) è sempre in
conflitto tra vita personale e subordinazione agli interessi dell’unità
superiore. Ogni struttura complessa (umanità, stato, organo) fa in modo che
possibilmente tutte le parti siano subordinate all’idea comune e la servano.
Ogni sistema di norma tollera la fuoriuscita di alcuni (pochi) membri senza
essere messo in pericolo come globalità. C’è però un limite superando il
quale la totalità viene minacciata nella sua esistenza.

Il cancro non è un evento isolato che si presenta soltanto nelle
forme patologiche note a tutti e che da lui prendono il nome: nel cancro
troviamo un processo intelligente e molto differenziato, che occupa l’uomo
su tutti i piani.

In quasi tutte le altre malattie, il corpo cerca di fronteggiare
con mezzi adatti le difficoltà che minacciano una funzione. Nel caso del
cancro ci troviamo però di fronte a qualcosa di fondamentalmente diverso: il
corpo assiste al progressivo cambiamento del comportamento delle proprie
cellule, le quali iniziano un processo di divisione che in sé non porta ad
alcuna fine, ma che trova una fine nell’esaurimento del terreno di coltura.
La cellula cancerosa non è, come un virus o un batterio, qualcosa che viene
da fuori, ma è una cellula che finora ha messo tutta la sua attività al
servizio dell’organo e quindi dell’intero organismo, in modo da aiutarlo
nella sua sopravvivenza. Poi di colpo questa cellula ha cambiato i suoi
intendimenti e abbandonato l’identificazione comune. Comincia a perseguire
scopi propri e a realizzarli senza preoccuparsi d’altro. Pone fine alla sua
normale attività di servizio specifico ad un organo e mette in prima linea
la propria moltiplicazione. Non si comporta più come membro di un essere
vivente dalle molte cellule, ma regredisce al livello precedente di
esistenza. Prende le distanze dalle cellule, sue simili e si diffonde
rapidamente e senza riguardo alcuno con una caotica moltiplicazione,
trascurando tutti i confini morfologici (infiltrazione) ed edificando
ovunque basi proprie (metastasi).

Dunque, perché mai la brava cellula agisce in questo modo?

Come membro obbediente di un organismo pluricellulare, non
doveva far altro che eseguire un’attività prescritta e ben definita, utile
alla sopravvivenza dell’organismo stesso. Era una cellula come tante altre,
che doveva svolgere un compito poco attraente per conto di “un altro”. E per
molto tempo l’ha fatto. Tuttavia, ad un certo punto l’organismo ha perso le
sue attrattive come spazio nell’ambito del quale compiere la propria
evoluzione. Un organismo unicellulare è libero e indipendente, può fare
quello che vuole, può anche rendersi importante attraverso un interminabile
meccanismo di riproduzione e moltiplicazione. Come organismo multicellulare
la cellula è divenuta mortale e non più libera. C’è da stupirsi che
rimpianga la precedente libertà e desideri tornare alla sua esistenza di
organismo unicellulare per realizzare personalmente la propria immortalità?
Essa sottopone allora la comunità ai propri interessi e comincia a
realizzare la propria libertà con un comportamento totalmente privo di
riguardo.

Una mossa di successo, il cui errore diviene evidente solo molto
tardi, quando si nota che il sacrificio dell’altro ed il suo utilizzo come
terreno di coltura porta con sé anche la propria fine. Il comportamento
della cellula cancerogena è coronato da successo finché la persona funge da
nutrimento, la sua fine significa anche la fine dell’evoluzione del cancro
stesso.

Così, ci si libera della vecchia comunità e ci si accorge troppo
tardi che se ne ha ancora bisogno. La persona non è entusiasta di offrire la
propria vita per la vita della cellula cancerogena, però neppure la cellula
cancerogena era entusiasta di offrire la sua vita per l’uomo. Essa ha
argomenti altrettanto buoni dell’uomo, solo la loro ottica è opposta.
Entrambi vogliono vivere e concretizzare i loro interessi e le loro idee di
libertà. È l’antico conflitto della natura: divorare o essere divorati. L’
uomo si rende conto della prepotenza e anche della miopia delle cellule
cancerogene: si rende però anche conto del fatto che noi uomini cerchiamo di
assicurarci la sopravvivenza agendo esattamente come le cellule cancerogene?

Questa è la chiave delle malattie cancerogene. Il cancro è
espressione del nostro tempo e delle nostre concezioni collettive del mondo.
Noi sperimentiamo in noi sotto forma di cancro ciò che noi stessi viviamo.
La nostra epoca è caratterizzata da irriguardosa espansione e realizzazione
dei propri interessi. Nella vita politica, economica, religiosa e privata la
gente cerca di dilatare oltre ogni limite i propri fini e i propri interessi
senza riguardo per nessuno, cerca di creare ovunque basi per i propri
tornaconti e vuol far valere soltanto le proprie idee e le proprie mete,
mettendo tutti al servizio del proprio personale vantaggio.

Tutti noi ragioniamo come le cellule cancerogene. La nostra
crescita è così veloce che non riusciamo quasi a rifornirci di materia prima
come nutrimento. I nostri sistemi di comunicazione raggiungono ogni angolo
del mondo, però la comunicazione col nostro vicino o col nostro compagno di
vita è ancora assai carente. L’uomo ha tempo libero, ma non sa come
utilizzarlo. Produciamo e distruggiamo prodotti alimentari per poter
manipolare i prezzi. Possiamo viaggiare comodamente per tutto il mondo, ma
non conosciamo noi stessi. La filosofia del nostro tempo non conosce altra
meta che la crescita ed il progresso.

E che scopo ha il progresso? Un progresso ancora maggiore! L’umanità si è
imbarcata in un viaggio senza meta. Deve quindi porsi sempre nuove mete, per
non cadere nella disperazione. La cecità e la miopia dell’uomo del nostro
tempo è pari a quella delle cellule cancerogene. Per portare ancora avanti l
‘espansione economica, si è utilizzato il mondo per decenni, lo si è usato
come terreno di coltura, per constatare oggi “con stupore” che la morte di
questo terreno significa la morte anche per noi. La gente considera il mondo
intero come il proprio terreno di coltura: piante, animali, materie prime.
Tutto esiste solo perché noi possiamo espanderci senza limiti sulla terra.

Chi si comporta così, dove trova il coraggio e la sfacciataggine
di lamentarsi del cancro? Esso è semplicemente il nostro specchio, ci mostra
il nostro comportamento, i nostri argomenti e anche la fine della nostra
strada.

Il cancro non ha bisogno di essere vinto, esso deve soltanto
essere capito, così che poi possiamo capire anche noi stessi. Ma gli uomini
vogliono sempre distruggere gli specchi se il loro viso non pare loro
piacevole a vedersi. La gente ha il cancro perché essa stessa è cancro!

Il cancro è quindi la nostra grande chance di scoprire
finalmente i nostri errori di pensiero e di azione. Il cancro si pone di
fronte ai due poli “Io o la Comunità”, vede soltanto questo aut-aut e decide
alla fine per la propria sopravvivenza, accorgendosi troppo tardi che essa
non è possibile senza quella del terreno che lo nutre. Gli manca la
consapevolezza di un’unità più grande, capace di tutto abbracciare. Vede l’
unità soltanto nei suoi limitati confini. Questo malinteso dell’unità è
proprio anche dell’uomo. Anche lui si chiude nella propria coscienza, ed in
questo modo sorge la spaccatura tra Io e Tu. Si pensa per “unità”, senza
rendersi conto della insensatezza di un simile modo di pensare. L’unità è la
somma di tutto ciò che è, e non conosce nulla al di fuori di se stessa.

Più un’Ego si chiude, più perde il senso del tutto, di ciò di
cui esso è soltanto una parte. Nell’Ego sorge l’illusione di poter fare
qualcosa “da solo”. In realtà però non esiste possibilità di separazione
vera dal resto dell’universo, solo il nostro Io può immaginare che esista.
Via via che l’Io si incapsula, l’uomo perde la “religio”, l’unione con l’
origine della sua esistenza. L’Ego cerca ora di soddisfare le proprie
esigenze e ci indica la via. L’Io apprezza tutto ciò che è utile ad un
ulteriore isolamento, perché più i confini vengono tracciati più l’Io prende
coscienza di se stesso. Ha paura soltanto di essere solo, perché questo
significherebbe la sua morte. L’Io difende la sua esistenza con molta
tenacia, intelligenza e buoni argomenti, e pone al proprio servizio le più
sacre teorie e le più nobili intenzioni: la cosa fondamentale è poter
sopravvivere.

Si creano così anche mete che non esistono. Porsi come meta il
progresso è assurdo, in quanto il progresso non ha fine. Un’autentica meta
può consistere soltanto nella trasformazione della situazione attuale, non
nella sua semplice prosecuzione. Se però la meta si chiama “unità”, può
essere raggiunta solo se si sacrifica l’Io, perché fintanto che c’è un Io, c’è

un Tu e noi restiamo quindi nella polarità che ci divide tutti. La
“rinascita nello spirito” presuppone sempre una morte, e questa morte
riguarda l’Io.

Fintanto che il nostro Io tende alla vita eterna, falliremo
esattamente come le cellule cancerogene. La cellula cancerogena si distingue
dalla cellula del corpo per la sopravvalutazione del proprio Io. Nella
cellula il nucleo cellulare corrisponde al cervello della cellula stessa.
Nella cellula cancerogena il nucleo acquista costantemente importanza ed
aumenta anche il suo peso ( il cancro viene diagnosticato anche in base alla
trasformazione morfologica del nucleo cellulare). Questo cambiamento del
nucleo corrisponde alla sopravvalutazione del pensiero cerebrale
egocentrico, di cui anche il nostro tempo è affetto. La cellula cancerogena
cerca la propria vita eterna nell’espansione materiale. Sia il cancro che l’
uomo non capiscono che stanno cercando nella materia qualcosa che lì non si
trova, cioè la vita. Si confonde contenuto e forma e si cerca di trovare il
desiderato contenuto moltiplicando la forma. Ma già Gesù insegnava: “Chi
vuole conservare la propria vita, la perderà”.

Il cammino è pertanto inverso: rinunciare all’aspetto formale
per trovare il contenuto, ovvero l’Io deve morire, per poter rinascere in se
stesso. Sia ben chiaro, il Sé non è se stessi, ma il Sé: il centro che si
trova ovunque. Il Sé non ha natura sua propria e particolare, perché
comprende tutto ciò che è. Qui finalmente cade la domanda: “Io o gli Altri?”
. Il Sé non conosce gli altri, perché è UNICO. Una simile meta risulta
giustamente pericolosa per l’Ego, e anche poco attraente. Per questo non
dovremmo meravigliarci del fatto che l’Io cerchi in tutti i modi di
sostituire la meta dell’unione con quella di un Ego grande, forte, saggio ed
illuminato. Ma l’Io, col quale la maggior parte di noi si identifica, non
potrà mai essere illuminato o redento.

Non possiamo redimere il nostro Io, noi possiamo soltanto
liberarci dall’Io, e in questo modo saremo redenti. La paura che nasce a
questo punto di non esistere più conferma soltanto fino a che punto noi ci
identifichiamo col nostro Io e quanto poco sappiamo del nostro Sé. Proprio
qui, invece, si innesta la possibilità di risolvere il problema del cancro.
Solo se impariamo a mettere poco per volta in discussione la fissità del
nostro Io ed i nostri confini, solo se impariamo ad aprirci, cominciamo a
vivere una parte del tutto e anche ad assumerci la responsabilità del tutto.
Capiamo allora che il bene del tutto ed il nostro bene sono la stessa cosa,
perché noi in quanto parte siamo una cosa sola col tutto. Ogni cellula
contiene infatti tutta l’informazione genetica dell’organismo, e dovrebbe
solo capire che essa in realtà è il tutto! “Microcosmo=Macrocosmo”.

L’errore di pensiero consiste nella distinzione tra Io e Tu.
Sorge così l’illusione che sia possibile sopravvivere particolarmente bene
come Io, che si possa sacrificare il Tu ed utilizzarlo come terreno di
coltura. In realtà non è possibile separare il destino di Io e Tu, della
parte e del tutto. La vera medicina si chiama AMORE.

L’amore rende sani perché dilata i confini e fa entrare l’altro in modo da
diventare una cosa sola. Chi ama, sente che la persona amata è se stesso.
Questo non vale solo per gli uomini: chi ama un animale, non può
considerarlo qualcosa di inferiore. Questo non è uno pseudoamore
sentimentale, ma uno stato di coscienza che intuisce veramente qualcosa
della comunità di tutto ciò che è.

Il cancro non testimonia di un amore vissuto, è amore pervertito:

a.. L’amore supera tutti i confini ed i limiti.
b.. Nell’amore gli opposti si uniscono e si fondono.
c.. L’amore è unione con tutto, si estende su tutto e non si ferma
davanti a niente.
d.. L’amore non teme neppure la morte, perché l’amore è vita.
e.. Se questo amore non vive nella coscienza, corre il rischio di finire
nella fisicità e di cercare qui di realizzare le proprie leggi sotto forma
di cancro.
f.. Anche la cellula cancerogena supera tutti i confini e tutti i
limiti. Il cancro elimina l’individualità dell’organo.
g.. Anche il cancro si espande su tutto e non si ferma davanti a niente
(metastasi).
h.. Anche la cellula cancerogena non teme la morte.

Il cancro è amore su un piano sbagliato. Perfezione ed unione possono essere
realizzate soltanto nella coscienza, non dentro la materia, perché la
materia è l’ombra della coscienza. Nell’ambito del fuggevole mondo delle
forme l’uomo non può realizzare ciò che appartiene ad un piano eterno.
Nonostante ogni sforzo, il mondo non sarà mai sano, senza conflitti e senza
problemi, senza tensioni e lotte. Non esisterà mai l’uomo sano, senza
malattia e senza morte, e neppure l’amore che tutto abbraccia, perché il
mondo delle forme vive dei suoi confini. Tuttavia le mete possono tutte
essere realizzate se la coscienza è LIBERA. In questo mondo polare, l’amore
porta ad imprigionare, nell’unità porta ad effondersi.

Il cancro è il sintomo dell’amore frainteso. Il cancro ha rispetto soltanto
del VERO amore. Simbolo del vero amore è il CUORE: e il cuore è l’unico
organo che non può essere aggredito dal cancro!

 

Amare una donna

maggio 28, 2015 on 4:36 pm | In Affinita' d'anima, Amici, Amore, Astri, Astrologia, Libri, Oroscopo, Poesia, Voglia di cambiare
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amala come un re
di Daniele Antares

autore del libro Amala come un Re 

manuale del Maschio Alfa per l’uomo antico di oggi

amare una donna
è non fermarsi.
è spingersi al limite del dolore
perché un cuore a vela ti porti
dove non avresti osato andare
dove non pensavi di volere
dove non pensavi esistesse mondo.

a misura di lei
saranno i tuoi tempi
le apparterrà la tua meridiana
l’ombra e i gradi delle stagioni segnate e quelle che non sono segnate
e i granelli di sabbia della clessidra
senza le ore e i giorni degli altri uomini degli altri che non sanno
cosa significhi amarla
cosa significhino i suoi occhi mutevoli.
amare una donna
è tutto e la strada di tutto
non c’è modo e non c’è amore
senza quell’amore
che ha dato anima e sapore alle tue cose.

prima tu non capivi
parlavi per sentito amare
tu parlavi del mondo
ma non ne conoscevi la misura
parlavi della vita
ma non l’avevi ancora chiamata per nome
e il cuore della terra rideva tollerante
della tua ignoranza.

amare una donna
è quando non puoi ferirla senza sanguinare
perché ami ogni cellula delle sue fibre
e hai un enorme rispetto per la sua pelle
e per il buio che racchiude.

sei geloso del suo mistero
sembrerai pazzo se nessuno capirà
non capiranno perché fai così
ma non vuoi che nessuno lo conosca.
sì, amare una donna
a volte è voler restare incompreso.
essere l’unico testimone
d’un mistero di momenti incendiati.

e la differenza fra averla e non averla
segnerà la storia e le vite
perché sai che lei è troppo bella
per cambiare una vita sola.

sì, amare una donna
a volte è farti nemiche le tue stesse parole
nell’urgenza d’averla
come fosse un contenderla
non fra te e un altro uomo
ma fra te e il resto della realtà.
perché lei ti riguarda.
le cose sono di tutti
ma lei è una faccenda personale.

lei è la differenza
fra ciò che sai e ciò che sei
fra l’accettare e il volere.

amare una donna
è trovarsi a stringerla forte una sera
credendo per un attimo
nell’insensata idea
di restare sempre così.

—-{-{-@

 

Empatia

maggio 24, 2015 on 8:00 am | In Affinita' d'anima, Amici, Astri, Astrologia, Emozioni, Spirito-Corpo, Voglia di cambiare
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empatia3

EMPATIA – RELAZIONE PER CONVIVIO –

1° APRILE 2001 – ROMA

Relazione di Lidia Fassio

Il termine empatia può trovare all’interno dei vari dizionari definizioni abbastanza diverse, anche se tra di loro vi sono alcune similarità. Nel linguaggio comune il termine empatia significa piu’ che altro capacità di compartecipazione, saper condividere gli stati d’animo degli altri e, in particolare le loro sofferenze; da qui giungono capacità di aiutare, sostenere e, soprattutto, comprendere. Indubbiamente il significato è molto ampio, tuttavia si lega sempre al saper “sentire” stati d’animo sia negativi che positivi, e saper alleviare la sofferenza.
Di fatto, non può esistere relazione significativa se non c’è empatia: la mamma che consola il suo bambino lo fa grazie all’empatia; la persona che riesce a condividere la gioia dell’amico lo fa perche’ può usare la sua capacità di condivisione empatica; l’innamorato che riesce a sintonizzarsi su cio’ che sente l’altro anche senza l’uso di parole, lo fa grazie usando questo strumento.

Continua a leggere Empatia…

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